giovedì 14 ottobre 2010

[InternazFerrara] Sì al surplus, no all'eccesso (e agli sprechi).

Tra gli eventi che ho seguito nel corso della quarta edizione di Internazionale a Ferrara, ho deciso di dar spazio all’intervento di Tristram Stuart e Andrea Segrè per l’impatto che l’argomento ha sulla questione della sicurezza alimentare.

L'incontro dal titolo Dalla spazzatura alla tavola. Gli scarti dell'industria alimentare è stato preceduto da una colazione in piazza molto particolare: brioches fatte con le eccedenze dei fornai ferraresi e prodotti biologici.
Tristram Stuart, infatti, è il promotore del movimento free-gan (rapporto con il cibo vegano e gratuito, autore del libro Sprechi – Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare edito da Bruno Mondadori).

Durante il suo intervento Stuart ha raccontato il suo appassionante viaggio, dall'Europa agli Stati Uniti passando per l'Asia, nel mondo del cibo sprecato ma ancora utilizzabile che il mondo quotidianamente manda in discarica per i motivi più disparati. Insieme a lui Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell'Università di Bologna e presidente di Last Minute Market, un progetto volto al recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi.

Secondo Stuart “se si va a guardare nei bidoni dei supermercati si scopre la presenza di migliaia di tonnellate di alimenti freschi che vengono buttati solo per la forma o la dimensione non conforme agli standard della grande distribuzione”. Questo è disgustoso secondo Stuart e non il gesto in sé di andare a rovistare nella spazzatura. “L’enorme spreco deve finire, i bidoni devono essere pieni di rifiuti e non di alimenti ancora buoni e pronti per essere mangiati”.

L’autore di Sprechi ha proseguito il suo intervento affermando che “il livello di spreco di cibo non è sempre stato così alto e ancora oggi in molte parti del mondo non è una pratica diffusa. In Cina, ad esempio, il cibo è sacro e sprecarlo è considerato un tabù, un insulto nei confronti della fatica fatta dal contadino e dal cuoco. Ogni alimento è un concentrato di risorse: lavoro, terra, acqua”.

Infine, Stuart ha descritto la problematica anche da un punto di vista economico: “Il surplus alimentare non è l’eccesso. Il surplus sta alla base della produzione alimentare e serve per dar da mangiare a chi, di mestiere, non produce cibo. Oppure per far fronte ad annate di penuria. Tutti i paesi dovrebbero produrre un po’ di più: circa il 130 percento del fabbisogno della propria popolazione. Ma oggi si produce il 300-400 percento in più”. Questo è l’eccesso. Questo è ciò che va eliminato e per farlo bisogna incominciare a intaccare questa cifra eliminando i nostri sprechi e cambiando le nostre abitudini alimentari.

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