Bene, il risveglio di questa mattina ha definitivamente chiarito quelle parole: almeno 10 morti (il numero iniziale di 19 non è stato confermato, ndr) tra i pacifisti in seguito ad un vero e proprio abbordaggio in stile 'piratesco' da parte dei soldati israeliani che, una volta trovatisi sul ponte della nave contenente migliaia di tonnellate di aiuti umanitari, hanno sparato a raffica uccidendo 10 tra attivisti e cooperanti. Nonostante le prime reazioni della comunità internazionale siano già apparse sottotono, spero che più la vicenda verrà chiarita e più le ore passeranno, coloro che si son sempre riempiti la bocca di parole pesanti e gravi nei confronti di ben altre meno preoccupanti situazioni, possano fare altrettanto e anche di più nei confronti di un paese, di un governo e di un esercito che han fatto della dottrina Bush e del disprezzo di ogni forma di principio presente nel diritto umanitario, carta straccia.
Le prime parole sono giunte dagli Stati che fino a ieri erano considerati estremisti nella loro posizione di vicinanza alla popolazione palestinese e di diffidenza nei confronti del governo di Gerusalemme. Abu Mazen, Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, ha parlato di vera e propria "carneficina" mentre il Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ormai scalzato dalla sua posizione di prima minaccia mondiale, ha definito l'episodio un "atto disumano del regime sionista". Inoltre, in Turchia diverse manifestazioni di protesta sono in atto davanti alle sedi diplomatiche israeliane mentre i governi svedese e spagnolo hanno convocato gli ambasciatori di Gerusalemme in missione nelle rispettive capitali. L'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite si è detto "scioccato"; l'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue ha espresso profondo rammarico per le vittime e le violenze chiedendo la rapida apertura di un'inchiesta.
Non è il primo episodio di violenza compiuto da Israele e non sarà l'ultimo. Ma questo nuovo vero e proprio atto di terrorismo, che neanche i pirati somali sarebbero stati in grado di compiere con tanta lucidità e freddezza, ci deve far capire che parole e gesti non devono essere messi sullo stesso piano. Parlando ancora più chiaramente, le parole, le minacce di Ahmadinejad, per quanto gravi, non possono essere trattate come veri e propri atti di aggressione e di violenza: al contrario, c'è bisogno di far capire agli israeliani che non sono immuni dalle ritorsioni e dalle sanzioni della comunità internazionale. I loro gesti sono inaccettabili e pongono l'intero Stato in una condizione di vera e propria minaccia nei confronti dell'umanità che deve in qualche modo essere neutralizzata.
Netanyahu è il nuovo Ahmadinejad, con una piccola differenza: il primo ha realmente compiuto gesti di violenza e di terrorismo, il secondo li ha sempre e solo minacciati. Il governo israeliano ha veramente un arsenale composto da 80-100 testate nucleari acquisite al di fuori del Trattato di non proliferazione nucleare, l'Iran, per ora, no.
Chi è la vera minaccia per la sicurezza mondiale? Chi può veramente decidere di far partire un'escalation militare e nucleare nella regione mediorientale? Chi ha dimostrato di non farsi scrupoli o problemi nell'aprire il fuoco?
Chi è la vera minaccia per la sicurezza mondiale? Chi può veramente decidere di far partire un'escalation militare e nucleare nella regione mediorientale? Chi ha dimostrato di non farsi scrupoli o problemi nell'aprire il fuoco?
Rispondere a queste domande ci potrà far capire quali sono le reali minacce da contrastare, ma soprattutto, da temere.



