domenica 27 febbraio 2011

Silvio Gheddafi

C’è un paese del Mediterraneo che ha una storia millenaria. Oggi la sua economia è in crisi. La corruzione mina le istituzioni. La criminalità è sempre più forte. I giovani non hanno un futuro e molti di loro sono costretti ad andar via per trovare un lavoro. Le donne sono relegate ai margini della società. Al potere c’è un uomo anziano. Probabilmente malato. Ricchissimo. Tratta il paese come se gli appartenesse. È ossessionato dall’aspetto fisico. Quando parla diventa un istrione. Controlla tutti i mezzi di informazione. Intorno ha solo collaboratori che non osano criticarlo. Gli piace andare in tv e ama circondarsi di belle ragazze. È amico dei dittatori di mezzo mondo. Non ha nessuna intenzione di lasciare la poltrona. I figli sono pronti a prendere il suo posto. L’unico modo per mandar via Gheddafi è una rivoluzione.

Giovanni De Mauro. Direttore di Internazionale

domenica 20 febbraio 2011

Il Sudan del Sud è il 193° Stato al mondo.

Il Sud Sudan diventerà ufficialmente uno Stato a luglio. Il referendum che si è tenuto tra il 9 e il 15 gennaio, infatti, ha visto una prevalenza - con il 98,83 per cento - delle preferenze per l'indipendenza della regione meridionale da Khartoum.

Il Presidente del Sudan, Omal al-Bashir, ha confermato l'intenzione di accettare il risultato della consultazione. I prossimi sei mesi saranno comunque molto delicati e saranno caratterizzati da intensi colloqui tra il Nord e il Sud del paese africano.

sabato 12 febbraio 2011

Twitter e la rivoluzione.

Ben Ali prima, Mubarak poi. La crisi economica sta creando un effetto domino in tutti quei paesi governati da regimi fantoccio che si reggevano solo sullo status quo e sulla paura di un futuro incerto. La crisi economica e la crescita della disoccupazione ha spezzato questa flebile motivazione portando l'incertezza e la paura nel presente, nella quotidianità. Molti hanno cercato di conferire al Web e ai social media il merito di queste rivoluzioni pacifiche e nate dall'esigenza di sopravvivere. Ma la realtà, forse, è diversa. I social media possono favorire lo scambio di informazioni e creare partecipazione, ma le lotte per il cambiamento sociale hanno bisogno di qualcosa in più: fiducia e legami forti.

A questo riguardo vi propongo un passo interessante dell'articolo Twitter non fa la rivoluzione (titolo originale: Small change. Why the revolution will not be tweeted) di Malcolm Gladwell scritto per The New Yorker il 4 ottobre 2010 e apparso su Internazionale n. 883.

"Nel caso iraniano le persone che twittavano erano quasi tutte in occidente. 'È ora di chiarire il ruolo che ha svolto Twitter nelle manifestazioni iraniane', ha scritto Golnaz Esfandiari su Foreign Affairs. 'In poche parole: non c'è stata una rivoluzione di Twitter in Iran'. I blogger famosi, come Andrew Sullivan, che hanno difeso il ruolo dei social media in Iran, hanno frainteso la situazione: 'I giornalisti occidentali che non potevano o non volevano parlare con le persone che affollavano le strade iraniane, si sono limitati a scorrere i post in lingua inglese taggati iranelection', continua Esfandiari. 'Ma nessuno si è chiesto perché le persone che cercavano di coordinare le proteste in Iran avrebbero dovuto scrivere in una lingua diversa dal persiano'. [...]
I fan dei social media non capiscono questa distinzione, e sembrano credere che un 'amico' di Facebook sia la stessa cosa di un amico vero e che iscriversi a un registro dei donatori della Silicon valley sia una forma di attivismo come sedersi in un locale segregazionista a Greensboro nel 1960. 'I social network sono particolarmente efficaci per creare la motivazione', scrivono Aaker e Smith. Ma non è vero. I social network sono efficaci per creare la partecipazione, e favoriscono la partecipazione abbassando il livello di motivazione che la partecipazione richiede."

Voi cosa ne pensate?

mercoledì 2 febbraio 2011

Il 2011 è l'Anno internazionale delle foreste.

Il 2 febbraio, a conclusione del Forum sulle foreste delle Nazioni Unite (UNFF) tenutosi a New York, è stato ufficialmente lanciato l'Anno internazionale delle foreste il cui slogan principale è "Forest for People".

A presiedere la cerimonia il presidente dell'Assemblea Generale, lo svizzero Joseph Deiss, insieme al vicedirettore generale della FAO, Eduardo Rojas-Briales, e al premio Nobel per la Pace Wangari Maathai. “Il fatto che questo tema segua l’anno dedicato alla biodiversità è un segnale forte” ha sottolineato Deiss. “Un riconoscimento globale del ruolo che gli alberi giocano sulla salute dei sette miliardi di persone che popolano il pianeta. Lo sviluppo purtroppo ha un effetto boomerang, è nostro compito trovare un compromesso tra la salvaguardia delle foreste e il progresso” ha aggiunto Rojas-Briales.



Secondo l’Unione mondiale per la conservazione della natura (IUCN), il valore economico delle aree verdi presenti sulla Terra - che ricoprono circa il 31% della superficie totale - è stimato essere pari a 130 miliardi di dollari l’anno, più o meno quanto il valore delle riserve auree di Francia e Svizzera messe insieme.

Il video della conferenza stampa della presentazione dell'Anno internazionale delle foreste lo potete trovare qui.

martedì 1 febbraio 2011

Hosni Mubarak non si ricandiderà più.


Il presidente dell'Egitto Hosni Mubarak ha annunciato che non si ricandiderà alle elezioni previste per il prossimo autunno in un messaggio televisivo indirizzato alla Nazione. Nel discorso, Mubarak ha anche precisato che verrà assicurato una transizione pacifica e che lascerà il potere alla persona che verrà scelta direttamente dal popolo: "Ho sempre lavorato per questo Paese e continuerò la mia vita, fino alla morte, su questa terra".

In questo modo, Mubarak sembra aver accolto l'invito del presidente americano Barack Obama reso noto dal New York Times citando fonti diplomatiche americane presenti al Cairo. Non è chiaro, però, se l'amministrazione americana abbia anche già scelto un candidato da sostenere. Secondo molti analisti, l'opposizione potrebbe unirsi intorno al nome di Mohamed el-Baradei, diplomatico egiziano e già direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea).