martedì 4 ottobre 2011

Ferrara si tinge di Greenpeace

Chiostro S. Paolo, Ferrara

[Segue] Il weekend ferrarese è proseguito, tra cappellacci alla zucca e bancarelle di prodotti artigianali e biologici, con un paio d’incontri che hanno visto Greenpeace fare la parte del leone.

“C’era una volta Fukushima” ha avuto come protagoniste Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia, e Ike Teuling, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace Olanda. L’atmosfera si è fatta bollente quando le due attiviste hanno descritto in maniera dettagliata la forza della lobby nucleare in Giappone. Una forza soprattutto economica che ha impedito alle energie pulite e rinnovabili di svilupparsi allo stesso ritmo con cui si sono sviluppate nel resto dei paesi industrializzati. Ma soprattutto che ha permesso che si verificassero le condizioni adatte per un disastro come quello dell’11 marzo 2011. Una lobby talmente forte da rendere ancora plausibile l’opzione nucleare per gli anni a venire.

E poi c’è stato l’incontro "Rainbow Warrior. Dalla lotta all'apartheid alle battaglie per l'ambiente" tra Barbara Serra, giornalista di Al Jazeera, e il sudafricano Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International. In una piazza municipale gremita, si è svolta una chiacchierata quasi intima che ha scavato in profondità nel passato da attivista contro l’apartheid (1987) di Naidoo, fino ad arrivare all’improvvisa offerta di guidare una delle organizzazioni ambientaliste più importanti del mondo (2009), giunta al diciannovesimo giorno di uno sciopero della fame. Oggi Kumi Naidoo è uno dei migliori direttori che Greenpeace abbia mai avuto, il primo africano. Un leader che non ha perso di vista l’importanza di impegnarsi in prima persona; che viene invitato dai capi di governo delle maggiori economie mondiali per ricevere consigli su come combattere i cambiamenti climatici; che ricorda ai giovani che non basta vincere qualche battaglia per salvare il pianeta.

Un’ultima segnalazione se la merita “Page one: a year inside the New York Times”. Un documentario di Andrew Rossi che apre allo spettatore le porte di una delle redazioni più movimentate e famose del mondo. In 90 minuti viene raccontata la trasformazione e l’incertezza che ha sconvolto il quotidiano americano in un anno, il 2010, che certamente verrà ricordato come il peggiore per il sistema dell’informazione tradizionale. Dal crollo della pubblicità all’esplosione del fenomeno WikiLeaks; dallo sbarco dell’iPad sul mercato all’importanza assunta da Twitter nel mondo della comunicazione.

Per chi se lo fosse perso o non fosse venuto a Ferrara, questo e gli altri sette documentari proiettati durante il festival andranno in tour in undici città italiane. Per scoprire se c'è anche la vostra, consultate le varie tappe su CineAgenzia.it.

Qualche curiosità. Questa è stata la quinta edizione del festival di Internazionale. Le presenze sono state 63mila, durante la prima edizione del 2007 erano state 17mila. Su Twitter, l'hashtag #Ferrara2011 è stato trend topic in Italia durante la giornata di sabato 1 ottobre. Gli incontri sono stati 74, 169 gli ospiti provenienti da 4 continenti, 29 paesi, 40 testate giornalistiche.

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