mercoledì 21 dicembre 2011

Anche in Ruanda si può avere giustizia

La sede del Tribunale penale internazionale per il Ruanda ad Arusha, Tanzania
Due personalità chiave del genocidio ruandese sono state condannate all'ergastolo il 21 dicembre 2011 dal Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Édouard Karemera e Matthieu Ngirumpatse, questi i loro nomi, sono stati dichiarati colpevoli di genocidio, incitamento diretto e pubblico a eseguire il massacro che ha portato alla morte di circa 800mila persone in soli cento giorni. Inoltre, sono stati accusati di altri crimini contro l'umanità (come sterminio e violenze sessuali) perpetrati con il preciso intento di cancellare una minoranza etnica.

Nel 1994 Ngirumpatse era dirigente del Movimento rivoluzionario nazionale per lo sviluppo (Mnrd, in quel momento al governo), mentre Karemera era il suo vice. La Corte delle Nazioni Unite, che ha sede ad Arusha, in Tanzania, ha emanato la sentenza dopo aver provato che i due uomini hanno progettato lo sterminio dell'etnia Tutsi. Sono stati quindi dichiarati responsabili non solo per i loro atti criminali o per non aver impedito quelli altrui, ma sono stati dichiarati colpevoli anche dei crimini commessi da coloro che condividevano le idee del progetto da loro stessi creato.

Inoltre, il Tribunale ha stabilito che Ngirumpatse e Karemera sono "largamente responsabili" anche delle diffuse e prevedibili violenze sessuali su donne e ragazze.

mercoledì 14 dicembre 2011

One like, one forest


Mi piace la foresta. One like one forest, di cosa si tratta? È molto semplice. Per tutti gli utenti di facebook che cliccano "mi piace", e quindi diventano fan, della pagina istituzionale di LifeGate viene tutelato un metro quadrato di foresta in Argentina. Per la precisione nella riserva di El Pantanoso. La campagna è partita il 14 dicembre e continuerà per diverso tempo.

Non solo. L'iniziativa vale anche per i fan storici del portale d'informazione sostenibile. Si parte da 16.779 fan, altrettanti metri quadrati. Tutti possiamo fare la nostra parte per conservare un'area ricchissima di biodiversità che si trova all'interno della riserva della biosfera - qualifica internazionale assegnata dall'Unesco per la conservazione e la protezione dell'ambiente - di Las Yungas. Cosa aspetti? Basta un click.

domenica 4 dicembre 2011

Il futuro del clima attende una nuova capitale

Alexander Joe/AFP/Getty Images

Finalmente siamo a Durban. La diciassettesima Conferenza delle parti dell’Unfccc ha aperto i battenti e con essa si sono aperte le prime falle. Il Canada vuole ritirarsi da Kyoto anzitempo. Il Brasile, un paese in via di sviluppo, ha registrato la crescita più elevata delle proprie emissioni di gas serra nel 2010. L’India è diventato il terzo paese che produce più emissioni in assoluto dopo Cina e Stati Uniti. Non solo: le previsioni danno per certo un prossimo raggiungimento degli Stati Uniti da parte della Cina per quanto riguarda le emissioni storiche, cioè quelle che si sono accumulate in atmosfera nel corso degli anni.

Questi sono i fatti. Ora bisogna agire. Tanto per cominciare deve iniziare a fare la propria parte chi avrebbe già dovuto nel 2005, ma non lo ha fatto. Stati Uniti, Australia, Giappone. Poi ci sono i cosiddetti paesi in via di sviluppo. Quelli più grossi, come Cina, India e Brasile, non possono più nascondersi dietro a un dito. Okay, il Brasile non è l’America, ma l’India non è la Tanzania. Quindi?