venerdì 21 dicembre 2012

Gangnam style ha superato un miliardo di visualizzazioni su YouTube



Il video "Gangnam style" di Psy, il cantante sudcoreano il cui vero nome è Park Jae-Sang, ha superato un miliardo di visualizzazioni su YouTube il 21 dicembre 2012 dopo soli cinque mesi e sei giorni dalla data del suo primo caricamento.

È la prima volta che succede nella storia del social network. Una sola considerazione: perché?

mercoledì 19 dicembre 2012

Barack Obama è la Person of the year 2012

Persona dell'anno 2012

Il presidente americano Barack Obama è la Person of the year scelta dal Time per la seconda volta. La prima nel 2008, anno della prima elezione.

Tutte le copertine del Time

La seconda storia che ha condizionato di più il 2012 è stata quella di Malala Yousafzai, la ragazza pakistana di 15 anni aggredita dai talebani il 9 ottobre 2012. Sul gradino più basso Tim Cook, amministratore delegato di Apple dal 24 agosto 2011, in seguito alla rinuncia da parte di Steve Jobs a ricoprire tale ruolo per gravi problemi di salute.

martedì 18 dicembre 2012

Oltre il petrolio, il carbone


La domanda di carbone a livello globale salirà del 2,6 per cento l'anno per i prossimi sei anni. Un aumento che potrebbe fare del carbone la prima fonte di energia a scapito del petrolio. La previsione è stata resa nota dall'Agenzia internazionale per l'energia secondo la quale il consumo di carbone raggiungerà le 4,32 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio nel 2017 contro le 4,4 miliardi di greggio.

venerdì 14 dicembre 2012

Miranda Gibson, un anno su un albero per salvare la foresta della Tasmania

Miranda Gibson ha vissuto 449 giorni su un eucalipto per salvare la foresta della Tasmania
Il 14 dicembre è trascorso un anno da quando Miranda Gibson ha deciso di vivere sopra un albero, un eucalipto di 400 anni, alto 60 metri, all'interno di una foresta di 572mila ettari, quella della Tasmania meridionale, in Australia. Miranda ha 30 anni, è un'insegnante delle superiori e ha scelto di mettere in pausa la sua vita pur di salvare la foresta una volta per tutte. Dal primo giorno ha promesso che non scenderà fino a quando il governo non approverà una legge per proteggere l'area.

Forse un anno fa non avrebbe immaginato che le cose si sarebbero protratte così a lungo avvicinandosi al record di Julia Butterfly Hill, la quale ha vissuto 738 giorni su una sequoia della foresta di Headwaters, negli Stati Uniti: "Spero di non essere costretta a battere il record di Julia – ha affermato Miranda raggiunta via Skype – perché questo vorrebbe dire trascorrere un altro anno sull'albero. Io farò tutto quello che è necessario per il suo bene, ma spero che la foresta venga protetta prima di allora. Ogni giorno che trascorro qui, è un giorno in più che è sotto minaccia".

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lunedì 10 dicembre 2012

Chi ha ritirato il premio Nobel per la Pace per l'Unione europea

Foto di @milowofficial

Il 10 dicembre, anniversario della morte di Alfred Nobel, si sono svolte le cerimonie di consegna dei premi per la fisica, chimica, medicina, letteratura e pace. Quella della pace, la cui onorificenza è stata assegnata all'Unione europea, si è tenuta presso la Oslo city hall (Oslo Rådhus), in Norvegia.

domenica 9 dicembre 2012

Il ritorno della mummia

La prima pagina di Libération di lunedì 10 dicembre 2012

Perché Mario Monti si è dimesso?

Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, oggi ha scritto un editoriale che editoriale non è. In realtà si tratta di un articolo che sembra voler spiegare (anche a sé stesso) l'inspiegabile. Cerca di riordinare i pezzi di una giornata, quella dell'Immacolata, che ha frantumato i risultati di un anno di governo in pochi istanti. Il Pdl stacca la spina al governo tecnico di Mario Monti, ma lo fa attraverso un discorso alla Camera forte e quasi offensivo del segretario Angelino Alfano. Un uomo che ha sempre vestito la maschera di politico gentile e disponibile fino al ritorno di Berlusconi. Perché? L'editoriale è stato anticipato da un tweet del direttore nella notte tra sabato 8 e domenica 9 dicembre:


Un tweet a cui viene spontaneo rispondere: "Neanche noi, neanche in Italia capiamo". Questo l'articolo di De Bortoli:

«Questa è la cronaca di ore drammatiche nella vita del Paese che mai avremmo voluto scrivere. Un governo muore così. Nella Festa dell’Immacolata, a mercati chiusi, ma a occhi ben aperti di una comunità internazionale che non capisce e da lunedì ci farà pagare un prezzo assai alto. La ridiscesa in campo del Cavaliere aveva già prodotto, dalla convulsa serata di mercoledì, un terremoto inarrestabile, ma sono state le parole di Alfano pronunciate venerdì alla Camera a far cadere le ultime resistenze del Professore. Ricorda un dispiaciuto presidente della Repubblica al termine del lungo colloquio di ieri, nel quale il premier uscente gli ha manifestato, con cortesia e fermezza, la propria volontà di dimettersi, che tutto è cominciato alla fine del Lohengrin alla Scala nella serata di Sant’Ambrogio, dopo quella prima alla quale, forse con anziana preveggenza, aveva deciso di non partecipare».

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sabato 8 dicembre 2012

Il protocollo di Kyoto prolungato fino al 2020

La commissaria europea per il Clima, Connie Hedegaard
Il protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012, è stato prorogato per altri otto anni nelle battute finale della diciottesima conferenza sul clima (Cop 18) di Doha, in Qatar, nonostante i passi indietro di Russia, Giappone e Canada.

lunedì 3 dicembre 2012

Faccia da Telethon


La Fondazione Telethon è una delle principali associazioni benefiche italiane. Il suo obiettivo è realizzare la promessa della cura delle malattie genetiche rare attraverso il finanziamento di ricerca biomedica eccellente. Fondamentale per sostenere le sua attività è il contributo della società civile: volontari sul territorio, aziende partner e donatori che ogni giorno aiutano la ricerca a progredire verso la cura.



Con la tua donazione investi nella migliore ricerca per arrivare alla cura della distrofia muscolare e delle altre malattie genetiche. Costruisci con noi la speranza per un futuro più sereno. Faccia da Telethon è l'operazione lanciata da Telecom Italian Group a supporto della Ricerca Telethon, con con l'obiettivo di svelare il volto più umano della Ricerca.

lunedì 26 novembre 2012

L'intervento di Christiana Figueres alla Cop 18 di Doha


Sono iniziati a Doha, in Qatar, i lavori della diciottesima conferenza sul clima (Cop 18) che fa capo alla Conferenza quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). La segretaria esecutiva Christiana Figueres ha inaugurato la sessione con questo discorso. Piuttosto singolare quanto ironico l'invito a cercare di concludere le attività entro il termine ufficialmente previsto. Qui trovate la versione originale.

giovedì 15 novembre 2012

Twitter, tra Gaza e Israele

L'appartamento israeliano colpito dal razzo proveniente dalla Striscia di Gaza che ha causato la morte di tre persone.

La mini guerra scoppiata mercoledì tra le forze armate israeliane e Hamas contiene tutte le caratteristiche del macro conflitto israelo-palestinese che da decenni sconvolge il Medio Oriente. Non si capisce bene chi ha cominciato le ostilità. La forza usata dall'esercito israeliano è visibilmente sproporzionata rispetto agli attacchi missilistici provenienti da Gaza. Israele agisce violando apertamente e senza pudore il diritto internazionale.

venerdì 9 novembre 2012

Primeiras e Segundas, nasce la più grande riserva marina d'Africa

Ospita cinque delle sette specie di tartaruga marine conosciute
Il Mozambico ha annunciato l'istituzione della riserva marina più grande del continente africano. Si chiama Primeiras e Segundas e si estende su una superficie oceanica di quasi 10mila chilometri quadrati. L'area è composta da un arcipelago di dieci isole che racchiudono molte varietà di coralli che si lanciano nei canyon subacquei e si attorcigliano tra le fitte mangrovie. La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri del Mozambico il 6 novembre 2012, soprattutto grazie agli appelli del Wwf che da anni si occupa di salvaguardare la biodiversità dell'area.

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mercoledì 7 novembre 2012

Altri quattro anni per risollevare l'America


Barack Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti per la seconda volta battendo lo sfidante repubblicano Mitt Romney. Al momento, come si evince dalla mappa, Obama ha conquistato 303 grandi elettori contro i 206 di Romney. Non assegnati rimangono solo i 29 voti espressi dalla Florida, ma anche questi sembrano sempre più blu.

domenica 28 ottobre 2012

Israele si esercita in Sudan

La fabbrica di Yarmouk bombardata, al centro. Il Post

Israele ha bombardato il Sudan. L'accusa arriva direttamente dal governo di Khartoum che ha denunciato l'attacco compiuto ai danni di una fabbrica che produce armi a Yarmouk, a pochi chilometri dalla capitale. Da parte del governo israeliano non è arrivata nessuna conferma, ma nemmeno una smentita. Atteggiamento che rende plausibile la notizia rilanciata dall'agenzia di stampa Associated Press.

giovedì 25 ottobre 2012

L'Unione europea rispetta gli impegni di Kyoto


L'Unione europea ha ridotto le emissioni di gas serra del 2,5% nell'ultimo anno nonostante la sua economia sia cresciuta dell'1,5% e quasi tutti i paesi che ne fanno parte sono sulla strada giusta per rispettare gli impegni presi nel 1997 con il protocollo di Kyoto.

mercoledì 24 ottobre 2012

Romney contro Obama: uno scontro perfetto negli anni ottanta


L'ultimo dibattito televisivo tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti che si svolto lunedì in Florida, mi ha dato l'opportunità di scrivere un articolo per LifeGate sulla campagna lanciata da due ong: Climate silence:

martedì 23 ottobre 2012

La Siria rallenta la marcia turca

Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoğlu

di Paolo Pinzuti*

Non sono tempi semplici per Ahmet Davutoğlu, il ministro degli Esteri turco, che, fin dal momento del suo insediamento nel 2009, si era impegnato a voler perseguire una politica di pace e collaborazione coi propri vicini con la speranza di mettere fine a decenni di relazioni burrascose o inesistenti con i paesi confinanti.

sabato 20 ottobre 2012

Le crisi dimenticate, quando il silenzio uccide

Da sinistra, Giovanni Porzio, il traduttore, Maryam Al Khawaja, il moderatore Giuseppe Sarcina

Torno con un ultimo post a parlare di un incontro che si è tenuto a Ferrara durante i giorni del festival di Internazionale. “Dalle primavere arabe al Sud Sudan. Quando il silenzio uccide”, questo il titolo del dibattito che si è tenuto sabato 6 ottobre presso palazzo Tassoni per presentare l’ottavo rapporto di Medici senza frontiere (Msf) che analizza alcune delle crisi umanitare del 2011, spesso del tutto dimenticate.

lunedì 8 ottobre 2012

L'informazione per tutti è provinciale

Alan Rusbridger e David Carr durante l'incontro al teatro Comunale (da una foto di Francesco Alesi

Dalle crisi umanitarie dimenticate al futuro della carta stampata, quest'anno i dibattiti al festival di Internazionale hanno avuto un unico filo conduttore: la destabilizzazione nel mondo del giornalismo tradizionale causata dall'avvento dell'informazione online. Oggi chiunque viva in un paese libero da censura può navigare tra le testate più disparate per consultarne i contenuti. Un'opportunità che, in apparenza, avrebbe dovuto rendere i giornalisti sempre più dei giramondo alle prese con fatti accaduti a migliaia di chilometri di distanza. Ma la realtà è molto diversa. La globalizzazione applicata al mondo dell'informazione ha prodotto l'effetto contrario: una provincializzazione dei temi trattati nelle notizie.

giovedì 27 settembre 2012

venerdì 7 settembre 2012

Il Canada blocca le relazioni diplomatiche con l'Iran


Il Canada ha espulso gli ultimi diplomatici iraniani ancora presenti nel paese e chiuso l'ambasciata a Teheran. Il ministro degli esteri di Ottawa, John Baird, ha dichiarato che ambasciatori e consoli hanno cinque giorni di tempo [a partire da venerdì 7 settembre] per lasciare il territorio canadese. La causa? La minaccia rappresentata dall'Iran per la pace e la sicurezza internazionale.

venerdì 31 agosto 2012

Clint Eastwood in Go ahead, make my day

Questo video, questa autocitazione cinematografica di Clint Eastwood è quanto di buono ci resta della Republican national convention 2012. A parte la promessa di 12 milioni di nuovi posti di lavoro fatta da Mitt Romney nel caso venisse eletto, ovviamente. O come scritto da Beppe Severgnini, da “Berluscomney”.

L'intero intervento di Eastwood lo trovate sul New York Times.

giovedì 30 agosto 2012

L'Egitto prende a Morsi la Siria

“La nostra solidarietà al popolo siriano, in lotta contro un regime oppressivo che ha perso legittimità, è un dovere etico in quanto [il cambio di regime] è una necessità politica e strategica”. A pronunciare queste parole non è stato il presidente francese François Hollande o il leader di qualche associazione umanitaria, ma il presidente egiziano Mohamed Morsi in occasione dell'intervento tenuto al vertice del Movimento dei paesi non allineati (Nam) in corso a Teheran.


Le parole di Morsi rappresentano una notizia perché molti governi che fanno parte del Nam continuano ad essere vicine al presidente Bashar al-Assad e al regime di Damasco. Tra gli altri, proprio l'Iran che si è trovato a disagio per queste parole: “Tutti noi abbiamo manifestato solidarietà nei confronti di coloro che stanno cercando libertà e giustizia in Siria. Tradurre questa vicinanza in una chiara visione politica significa sostenere una transizione pacifica verso un sistema democratico che rifletta la richiesta di libertà del popolo siriano”.

martedì 28 agosto 2012

I paesi non allineati scelgono Teheran

In questi giorni (26-31 agosto) si sta svolgendo a Teheran la XVI conferenza del Movimento dei paesi non allineati (Nam). Nato nel settembre 1961 a Belgrado sotto la spinta del presidente jugoslavo Tito, del primo ministro indiano Jawaharlal Nehru e del presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser, originariamente aveva lo scopo di unire tutti quei paesi che formalmente non partecipavano ad alcuna alleanza militare e non avevano rapporti stretti con le grandi potenze, in particolare Stati Uniti e Unione sovietica, durante il periodo della guerra fredda. Oggi il Movimento riunisce 120 stati, per lo più paesi emergenti o in via di sviluppo, che insieme cercano di far valere maggiormente le proprie istanze durante i summit internazionali e bilanciare, così, lo strapotere dei paesi industrializzati.



Come anticipato, uno dei motivi che ha portato alla ribalta un'organizzazione considerata superata dagli eventi e dal crescente multilateralismo che sta dominando la situazione geopolitica dal 2001 ad oggi, è il fatto che quest'anno il vertice si tiene in Iran e che il presidente Mahmoud Ahmadinejad sarà il segretario generale di turno fino al 2015, anno del prossimo vertice. Una situazione che ha posto la capitale iraniana di nuovo al centro della comunità internazionale dopo il tentativo di isolamento portato avanti dal governo americano e da quello israeliano a causa del presunto piano di Teheran di dotarsi di armi atomiche. Tentativo più volte smentito dalle stesse autorità iraniane che hanno ammesso di essere in procinto di adottare il nucleare, ma solo per uso civile, ovvero per fornire energia al paese.

giovedì 12 luglio 2012

I fischi contro Mitt Romney

Mitt Romney ci è cascato di nuovo. Ma questa volta non definirei il suo ultimo incidente una gaffe, ma qualcosa di più grave. Una vera e propria forma di dissenso nei confronti del suo programma politico. Durante l'intervento che il candidato repubblicano stava tenendo alla annuale convention della Naacp, l'associazione americana più importante che si batte per i diritti delle persone non bianche, in particolare per i diritti degli afroamericani, un coro di fischi lo ha travolto dopo aver affermato l'intenzione di eliminare la riforma sanitaria voluta dal presidente Obama (anche meglio nota come "Obamacare") perché considerata una spesa non essenziale.

martedì 19 giugno 2012

Severn Suzuki torna a Rio venti anni dopo

Severn Cullis-Suzuki, la bambina canadese di 12 anni che per 6 minuti lasciò a bocca aperta delegati, politici e attivisti presenti al primo Earth Summit tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992 grazie un discorso sincero e appassionato sull'importanza di difendere il nostro pianeta, di salvarlo, è tornata in Brasile in occasione di Rio+20, il terzo summit della Terra che si è svolto dal 20 al 22 giugno 2012.



giovedì 14 giugno 2012

Anche la Farnesina verso la #Twiplomacy


Il forum #Twiplomacy — la diplomazia ai tempi di Twitter è stato un vero e proprio successo. A mio avviso, inaspettato. Alla conferenza hanno partecipato, tra gli altri: Alec Ross, il giovane ma già senior advisor per l'innovazione del segretario di Stato americano Hillary Clinton, il ministro (tecnico) degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata, il direttore de La Stampa Mario Calabresi e Piero Fassino, sindaco di Torino, città ospitante.

Il terzo colpo di #salvaiciclisti: riscrivere le regole

Ho deciso di partecipare alle terza critical mass digitale organizzata da Salva i ciclisti, il gruppo di cittadini che ogni giorno scelgono la bicicletta per andare al lavoro, per spostarsi in città e che si battono per la sicurezza sulle due ruote. Per due semplici motivi: la campagna è internazionale perché partita da una iniziativa del quotidiano britannico The Times, Save our cyclists in seguito a un grave incidente che ha coinvolto Mary Bowers, una giovane giornalista; credo che anche chi usa la bicicletta in Italia per andare al lavoro debba ricevere la stessa sicurezza e importanza che ricevono tutti coloro che scelgono qualsiasi altro mezzo di trasporto per i propri spostamenti. Da quelli pubblici, all'auto privata. La terza critical mass digitale chiede proprio questo: che vengano equiparati i diritti, specie in questo periodo di crisi economica in cui sempre più cittadini scelgono la bicicletta per risparmiare.


giovedì 7 giugno 2012

Lo smog cinese è top secret



In un mondo sempre più interconnesso, la Cina, invece di aprirsi, prova ad aumentare il fardello delle cose da non fare per evitare interferenze negli affari interni. Secondo il viceministro dell'Ambiente cinese Wu Xiaoqing i diplomatici stranieri devono astenersi dal divulgare dati sui livelli di smog registrati entro i confini nazionali. Al contrario, farlo rappresenta un'ingerenza e va contro quanto previsto dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961.

giovedì 31 maggio 2012

La vita del popolo siriano è in mano alla Russia

Robert Mood, capo degli osservatori Onu in Siria

Dopo la strage di Hula, in Siria, che ha causato la morte di 108 civili, comprese decine di bambini, le potenze occidentali che fanno parte della Nato hanno deciso di provare a usare ritorsioni diplomatiche congiunte per smuovere una situazione tanto grave quanto bloccata: espellere i diplomatici siriani. Ha iniziato l'Australia, favorita dal fuso orario, seguita da Francia e Gran Bretagna; poi Germania, Italia, Spagna, Bulgaria, Olanda, Svizzera. Oltreoceano è stata la volta di Stati Uniti e Canada. Ultimi Turchia e Giappone.

giovedì 10 maggio 2012

Barack Obama è favorevole al matrimonio omosessuale

Clicca qui per vedere il video

Finalmente Barack Obama ha dichiarato di essere favorevole ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, fra omosessuali. "Finalmente" per due motivi: è il primo presidente degli Stati Uniti a farlo; era da almeno un paio di anni che Obama stava maturando l'idea di esprimere la propria opinione in merito. L'evoluzione si è definitivamente conclusa mercoledì 9 maggio davanti alle telecamere della Abc.

Il presidente aveva già espresso il suo supporto verso le unioni civili, ma non aveva mai fatto cenno al matrimonio, riconosciuto a livello federale. Probabilmente questa attesa non è stata invano e il momento scelto non è stato casuale. Secondo un sondaggio realizzato dal Washington Post e Abc News, infatti, la maggioranza degli americani (52 per cento) è favorevole a una legge che riconosca i matrimoni gay e lo è ormai stabilmente dal 2010. Un periodo considerato sufficiente da Obama per esporsi in prima persona e, forse, anche un gesto utile a convincere gli elettori indipedenti in vista delle elezioni presidenziali di novembre.

lunedì 7 maggio 2012

Vandana Shiva: i semi della vita

Vandana Shiva e Silvia Passini. Foto di Stefano Pescio

di Silvia Passini

Lo riportava qualche giorno fa The Times of India: altri cinque agricoltori in un solo distretto dello stato del Maharashtra, in India, si sono uccisi, strozzati dai debiti contratti. Dall’inizio di quest’anno – sono passati solo 5 mesi e tre giorni!- 332 agricoltori si sono tolti la vita a causa dei debiti; in pratica in un solo stato dell’India si uccidono circa tre agricoltori ogni giorno. La notizia è scioccante, allarmante, sconvolgente. Ma perché succede?

Gli agricoltori contraggono ingenti debiti per acquistare semi di colture geneticamente modificate perché viene loro promessa ricchezza, abbondanza, opulenza. Ma poi… niente di tutto ciò si avvera: le promesse si rivelano inganni, gli inganni rivelano gli errori e conducono a gesti estremi. Leggere questa notizia mi ha portata inevitabilmente a pensare a Vandana Shiva, che ho incontrato poco tempo fa e che ho intervistato per LifeGate.



giovedì 3 maggio 2012

Moi, président de la République

Dibattito entusiasmante quello che si è svolto mercoledì sera tra i due candidati all'Eliseo, François Hollande e Nicolas Sarkozy. Ci sono stati diversi momenti interessanti, dall'immigrazione alla politica estera, passando per il nucleare.

Il passaggio che vi ripropongo è del socialista Hollande che, rispondendo alla domanda dei due giornalisti su quale stile adotterebbe nel caso in cui diventasse presidente, ha iniziato a elencare tutti gli errori che, secondo lui, ha commesso Sarkozy negli ultimi cinque anni. E lo ha fatto iniziando la frase ogni volta con l'espressione Moi président de la République. Se io fossi presidente della Repubblica. Un'espressione ripetuta per ben 16 volte.



Un gioco rischioso, ma come fatto notare da Stefano Montefiori, corrispondente da Parigi del Corriere della Sera, un tormentone che potrebbe passare alla storia nel caso in cui Hollande vincesse le elezioni. A tal proposito, volevo segnalarvi proprio in questi giorni in cui tutti i riflettori sono puntati sulla Francia, due persone da seguire su Twitter per tenervi aggiornati. Il primo è proprio Stefano Montefiori, l'altro è Paride Broggi, anche lui residente in Francia e collaboratore de Linkiesta e della versione francese dell'Huffington Post. Entrambi hanno coperto il dibattito presidenziale con un livetweeting autorevole e per nulla stancante. Potete ritrovare tutti i tweet di Montefiori anche in questa pagina di Corriere.it.

martedì 1 maggio 2012

Yes, we can move forward



Questo vuol dire saper difendere e pubblicizzare i risultati raggiunti. Lo staff di Barack Obama ha lanciato ieri su YouTube un nuovo video con un titolo semplice e quanto mai diretto: Forward, avanti. Dopo il tormentone Yes, we can di quattro anni fa, il reparto digital del ticket "Obama - Biden" ha dovuto faticare non poco per trovare uno slogan all'altezza del precedente, ma che, oltre a richiamare la speranza, mostrasse anche i risultati raggiunti in questi quattro anni di presidenza. Da sempre l'obiettivo più difficile per chi governa e vuole continuare a farlo.

sabato 21 aprile 2012

Mare chiuso

Donna somala
"È stata una pagina orribile della storia dell'immigrazione in Italia. Speriamo che il documentario possa contribuire a cambiare la gestione dei soccorsi in mare", con queste parole Laura Boldrini, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha accolto l'uscita (avvenuta il 20 marzo) della nuova opera di Andrea Segre e Stefano Liberti, Mare chiuso.

martedì 17 aprile 2012

Il clima che si respira in Europa

Un botta e risposta ritmato sulla questione climatica con la commissaria europea per l'Azione per il clima, Connie Hedegaard. Combustibili fossili, voli aerei, elettricità. Tutto ciò che c'è da sapere su quello che Bruxelles sta facendo e ha intenzione di fare per affrontare il global warming.

sabato 14 aprile 2012

Cosa sta succedendo in Mali



di Anna Anghileri*

Da giorni seguo costantemente le terribili notizie che arrivano dal Mali. Dopo mesi di guerriglia e la presa di Kidal Gao e Tombouctou, il 6 aprile i ribelli Tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azaward (Mnla) dichiarano l’indipendenza della regione settentrionale. Il gruppo estremista islamico Ansar Dine (costola di Al Qaida del Maghreb) ha preso il controllo di Tombouctou,e il leader Iyad Ag Ghali, ha annunciato di voler applicare la sharia: “Le donne dovranno esser velate, ai ladri verranno tagliate le mani e le adultere saranno lapidate a morte”. Un vero dramma! La popolazione non solo tuareg, ma anche mauri, araba, peul dei villaggi del nord del Mali, è stata costretta ad abbandonare tutto ed affrontare il deserto.

martedì 27 marzo 2012

Burundi, tra fantasmi del passato e paura del domani

Una bambina sistema il fratellino sulla schiena

di Giulia Sironi*

Un sabato sera come un altro a Bujumbura, capitale del Burundi. Bar modèle chez Gerard. Il passatempo preferito dei burundesi è ritrovarsi in questi piccoli “cabaret”, bar, spesso dei semplici cortili attrezzati di sedie in plastica, davanti ad una bottiglia di birra. Amstel o Primus. Passano ore e ore a bere. Probabilmente finché i soldi non sono finiti. In quel caso ci sarà sempre qualcuno ad offrirne un’ennesima bottiglia. Solo dopo una birra i burundesi iniziano a perdere la riservatezza e la diffidenza che li caratterizza. Tra i piccoli tavoli affollati circolano dei camerieri piuttosto scoordinati. Per chiamarli al tavolo è inutile sbracciarsi o gridare. Il costume locale impone di fare un “psss, psss” deciso. Funziona! Un ragazzino si avvicina tenendo gli occhi bassi. Il menù non è particolarmente vario da queste parti: brochette, uno spiedino di carne di capra o manzo, accompagnato da banane o patate fritte. Senza mai alzare lo sguardo il cameriere prosegue verso la cucina, dove passa la comanda al veterinaire, cioè il responsabile delle brochette. Speriamo abbia veramente capito. Ho imparato bene come i “si” e i “no” per un africano gran parte delle volte non abbiano alcuna differenza. È una serata abbastanza affollata, temperatura perfetta, zanzare poche. Un bel gruppetto gioca a biliardo, mentre altri guardano distrattamente lo schermo di una televisione, che trasmette video musicali. Un ragazzotto vestito come un rapper americano, con tanto di orecchini luccicanti e occhiali da sole, canta una canzone smielata ad una ragazza ammiccante. Perfetto stile “East Africa”.

venerdì 23 marzo 2012

La semplicità di Kony 2012



Lo scopo principale dell’organizzazione non governativa americana Invisible children è stato raggiunto. Far diventare Joseph Kony famoso quanto una star di Hollywood. Ora tutti sappiamo che Kony è un leader ribelle che ha commesso diversi crimini, tra cui quello di rapire bambini per farli diventare soldati del suo esercito. Al contrario, quasi nessuno sa perché esiste l’Lra, l’Esercito di resistenza del Signore, quasi nessuno conosce la storia dell’Uganda. Soprattutto, a poche persone interessa davvero.

L’unico scopo, e quindi l’unico effetto, del video e della campagna Kony 2012 sembra essere quello di identificare un particolare, in questo caso un personaggio negativo, stigmatizzarlo e farlo diventare un’icona del male. A scapito della completezza d’informazione.

domenica 18 marzo 2012

Joachim Gauck è il nuovo presidente tedesco

Joachim Gauck è stato eletto presidente della Repubblica federale tedesca alla prima votazione dal Bundesversammlung (Assemblea federale). Con 991 preferenze su 1240, il favore di quattro partiti su cinque, Gauck succede al dimissionario Christian Wulff. In questo servizio di Euronews, tutto quello che c'è da sapere sul nuovo presidente tedesco.

mercoledì 7 marzo 2012

Perché devo parlare dei cambiamenti climatici


Lo scienziato James Hansen ha fatto della lotta ai cambiamenti climatici una ragione di vita. Dagli anni Ottanta si batte per informare e spronare i governi di tutto il mondo ad agire per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera prima che sia troppo tardi. Per due semplici ragioni: siamo ancora in tempo per farlo ad un costo contenuto; sarebbe immorale non far nulla e lasciare questa scomoda eredità ai nostri nipoti quando abbiamo i mezzi per impedire una catastrofe climatica.

"Immaginate che ci sia un enorme asteroide in rotta di collisione con la Terra. Questa è la minaccia che dobbiamo fronteggiare oggi, ma non abbiamo fatto ancora nulla per deviare la sua traiettoria. Più aspettiamo, più sarà difficile e costoso farlo."

Questo il video dell'intervento che Hansen ha tenuto questo mese al Ted che si è svolto a Long Beach, in California.

martedì 28 febbraio 2012

Aung San Suu Kyi, la vera lady



Il primo aprile 2012 si terranno in Birmania (Myanmar) le elezioni suppletive. Le prime a cui parteciperanno, dopo il colpo di stato del 1990, anche Aung San Suu Kyi e la Lega nazionale per la democrazia. A un mese dall'evento e in occasione dell'uscita nelle sale italiane di The lady di Luc Besson (prevista per il 23 marzo), la società di produzione e distribuzione Good Films ha deciso di lanciare l'iniziativa Send a Message.

La campagna ha come scopo quello di sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sulla situazione politica in Birmania e sostenere attivamente la democrazia e un popolo che da oltre venti anni combatte contro la giunta militare che limita ogni tipo di libertà, di parola, di azione. Per partecipare basta diventare fan della pagina Good Films su Facebook cliccando mi piace e registrare il proprio messaggio di solidarietà nei confronti di Aung San Suu Kyi e del popolo birmano.

martedì 21 febbraio 2012

L'effetto emotivo, un anno dopo Fukushima



Questo post prende spunto da un articolo di Stefano Agnoli apparso domenica 19 febbraio sul Corriere della Sera e pubblicato sul blog del giornalista con il titolo Il ritorno del nucleare e i lussi italiani nell’energia. Iniziando a leggere il primo paragrafo, la prima sensazione è che, a un anno dal terremoto che ha devastato il Giappone e dal conseguente disastro di Fukushima, l’autore voglia mettere in guardia il lettore rispetto all’eventualità che il settore nucleare possa tornare in auge a causa dell’affievolimento dell’aspetto emotivo:

“Non manca molto al primo anniversario di Fukushima e la lezione del disastro giapponese pare essere già lontana, quasi sfocata. Dopo l’abbandono del nucleare dichiarato da Germania, Svizzera e Belgio all’indomani dell’incidente, dopo il secondo ‘no’ referendario italiano e dopo gli stress test pretesi dalla Commissione Ue, ci sono segnali sempre più numerosi di un ritorno all’energia dall’atomo, in Europa e nel mondo. Due giorni fa il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico David Cameron hanno stretto un accordo proprio su questo terreno: nei mesi passati Londra non ha fermato il suo programma che prevede (con l’aiuto della ‘nuclearissima’ Francia) la costruzione di otto impianti. La Spagna ha confermato che la vecchia centrale di Garona non chiuderà nel 2014 ma resterà aperta fino al 2019. Gli Stati Uniti, a 34 anni da Three Mile Island, hanno dato il via libera alla costruzione di due nuovi reattori, per i quali si attingerà ampiamente a fondi federali. A votare contro (4 a 1) è stato solo il presidente dell’authority sul nucleare, che non a caso ha citato proprio la ‘lezione di Fukushima’”. 

giovedì 16 febbraio 2012

Uno scudo per il popolo siriano



L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione non vincolante che chiede la cessazione immediata delle repressioni da parte del governo di Bashar al-Assad nei confronti del popolo siriano. I paesi che hanno votato a favore sono stati 137, 12 hanno votato contro, 17 si sono astenuti. Il testo approvato è simile a quello bocciato dal Consiglio di sicurezza lo scorso 4 febbraio a causa del veto incrociato di Cina e Russia. La risoluzione, pur non avendo un valore legalmente vincolante come invece avrebbe avuto un documento approvato dal Consiglio, ha comunque un alto valore (non solo) simbolico e rappresenta una forte forma di pressione politica sul regime di Damasco.

sabato 11 febbraio 2012

Mohamed Nasheed



Quando ho saputo che Mohamed Nasheed si era dimesso, la prima sensazione che ho provato è stata di delusione. Poi, man mano che le notizie sono arrivate in maniera più consistente e precisa, ho capito che il presidente che dal 2008 ha fatto della lotta ai cambiamenti climatici la sua ragione di vita, non ha mollato il colpo, lo hanno costretto a mollare.

Nasheed è stato presidente delle Maldive fino al 7 febbraio. Era stato eletto nel 2008, alle prime consultazioni democratiche dopo oltre 30 anni di dittatura di Maumoon Abdul Gayoom. In quegli anni, Nasheed si è battuto per raccontare i soprusi e salvare un paese. È stato arrestato dodici volte, torturato e ha passato 18 mesi in esilio.

Dopo la sua elezione, dopo aver garantito ai cittadini la democrazia, Nasheed ha iniziato a battersi per qualcosa di più importante: garantire loro una terra dove vivere. Del resto "non c'è nulla di positivo nell'avere la democrazia, se non si dispone di un paese" in cui esercitarla. Le Maldive sono un arcipelago dell'oceano Indiano costituito da 1200 piccole isole. L'altitudine media non supera i due metri e questo ne fa la nazione più vulnerabile all'innalzamento del livello dei mari, una delle conseguenze del riscaldamento globale.

domenica 5 febbraio 2012

Perché la Siria non può essere salvata



Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite che avrebbe avuto lo scopo di provare a fermare le violente repressioni del regime di Damasco e chiedere a Bashar al-Assad di lasciare il potere. Non è servito nemmeno il massacro di Homs, l'episodio più grave in un anno di rivolta dove sono morte oltre trecento persone, a convincere gli ambasciatori di Mosca e Pechino. Hanno votato a favore gli altri tredici rappresentanti del Consiglio.

La decisione delle due potenze, molto spesso unite nel fermare le iniziative occidentali, ha suscitato reazioni tutt'altro che diplomatiche da parte di diversi esponenti. A cominciare dall'ambasciatrice statunitense presso l'Onu, Susan Rice, che sul suo profilo Twitter ha postato diverse dichiarazioni a metà fra il disgustato e l'infuriato, riprendendo il discorso fatto al Cds (vedi video sopra):


sabato 4 febbraio 2012

The Kyoto Protocol: Part II

"Kyoto - Japan" di -Taro51- via Flickr

This is not the last birthday of the Kyoto Protocol (February 16). It should be if countries that have ratified the treaty will not do what they promised at the last Conference of the Parties in Durban, South Africa, in December 2011.

Although most of the media spent a lot of words to describe failures and uncertainty, what delegates decided is clear: Kyoto will have a second commitment period for parties included in Annex I.

Not every single country that agreed to reduce its overall emissions of six greenhouse gases between 2008-2012 (first commitment period) is well-disposed to take part in the second round. That’s the real news. The front is divided between those who understand the importance of avoiding a legal vacuum and those that ask for the involvement of emerging countries that today are responsible of most of the global CO2 emissions.

The outcome of the COP 17, achieved after a long marathon, states that developed countries “aim to ensure the aggregate emissions of greenhouse gases reduction by at least 25-40% below 1990 by 2020”. To do so they have to submit information on their QELROs (Quantified emission limitation and reduction objectives) by May 1, 2012. It will be the COP 18, which will be held in Qatar later this year, to determine the effective targets. The second commitment period shall begin on January 1, 2013 and end either on December 31, 2017 or 2020, as requested by some delegates.

martedì 31 gennaio 2012

Il clima open source

Christiana Figueres, foto di Michael Wuertenberg, public intelligence

Una banca dati per raccogliere le migliori esperienze intraprese da cento grandi aziende multinazionali per adattarsi ai cambiamenti del clima e, allo stesso tempo, aumentare i propri profitti. È la nuova iniziativa lanciata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc).

Il database si chiama Adaptation Private Sector Initiative e ha la funzione di mettere a disposizione di manager, imprenditori e amministratori nazionali e locali un ventaglio di possibili case history da cui prendere spunto per utilizzare in modo efficiente le proprie risorse in caso di eventi climatici estremi.

Tra le imprese che partecipano ci sono Coca-cola e Starbucks, Microsoft e Levi’s (che di recente ha anche annunciato l’intenzione di non acquistare più prodotti provenienti da foreste minacciate).

“Mostrando le storie di successo messe in atto da privati, vogliamo aiutare sia le popolazioni che le aziende a essere maggiormente in grado di resistere ai mutamenti del clima, ponendo la questione dell’adattamento e dei benefici che ne conseguono fra le priorità del settore privato”, è quanto dichiarato dal segretario dell’Unfccc, Christiana Figueres durante l’intervento tenuto al World economic forum di Davos.

lunedì 30 gennaio 2012

The Wizard of Hormuz

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On December 27, vice president of Iran Mohammad Reza Rahimi threatened the international community, with special care to United States, that "not a drop of oil will pass through the Strait of Hormuz" if Western countries decide to impose new sanctions over its nuclear program which, actually, would hit two of the most important sectors of Teheran: oil and gas.

The Strait of Hormuz is the stretch of sea, 54 km wide, which separates Iran from the Arabian peninsula and links the Persian Gulf with the Oman one. About 20 million barrels of crude oil per day cross this unique sea passage to the Indian Ocean, 75% is headed to Asian countries like China, India and Japan.

That’s why this threat did not seem plausible from the beginning. Closing the Strait would mean causing a military reaction by the United States and lose those few allies that still try to defend the Iranian government. China, for example, not only has several times tried to shield against economic sanctions placing vetoes at the United Nations Security Council, but Beijing is also among the largest importing countries of Iranian oil (22%).

martedì 24 gennaio 2012

L'energia sostenibile per tutti



Oltre un miliardo di persone non ha accesso all’elettricità. Tre miliardi usano legna, carbone o materiali di scarto per creare l’energia necessaria a cucinare o semplicemente scaldarsi. È con questi dati che il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha ufficialmente dato il via alle celebrazioni per l’Anno internazionale dedicato all’energia sostenibile mentre si trovava ad Abu Dhabi per il World future energy summit 2012.

“L’energia sostenibile per tutti è alla nostra portata” ha dichiarato il segretario, aggiungendo che risolvere la questione energetica è fondamentale per raggiungere una serie di altri obiettivi come, ad esempio, sconfiggere la povertà (Millennium development goals) o contrastare i cambiamenti climatici. Energia, dunque, da intendere come sinonimo di sviluppo sostenibile, come elemento chiave per aumentare l’equità sociale, difendere l’ambiente e, allo stesso tempo, dare una scossa all’economia.

Oggi sono ancora milioni le famiglie costrette all’oscurità e a cui viene negata l’opportunità di curarsi o di ricevere un’educazione: “Ecco perché io dico che il problema della carenza energetica deve essere risolto. Dobbiamo accendere la luce in ogni casa”. Un obiettivo che non può essere raggiunto senza la giusta combinazione di risorse. Non più solo carbone, petrolio, gas. L’energia del futuro dev’essere prodotta soprattutto grazie alle tecnologie pulite.

L’Unione europea, in questo, ha più volte dato il buon esempio dimostrando che è possibile investire in energia pulita pur avendo un fabbisogno alto e soddisfatto in gran parte dai combustibili fossili. I dati aggiornati al 2010 mostrano che già un quinto (21 per cento, dati Ewea) dell’energia consumata in Europa proviene da fonti rinnovabili.

I paesi in via di sviluppo non hanno bisogno di trasformare il loro settore energetico e, per questo, hanno ancora più opportunità di sfruttare gli elementi (sole, vento, acqua) che ci offre quotidianamente la natura per rendere l'energia accessibile a tutti, ovunque nel mondo.

Potete leggere questo articolo anche su LifeGate

domenica 15 gennaio 2012

Il mago di Hormuz



Il 27 dicembre 2011, l’Iran, attraverso la voce del suo vicepresidente Mohamed Reza Rahimi, ha minacciato l’intera comunità internazionale, con un occhio di riguardo verso gli Stati Uniti, di chiudere lo stretto di Hormuz nel caso in cui le potenze occidentali dovessero decidere di imporre nuove sanzioni commerciali che andrebbero a colpire uno dei settori più importanti del paese: l’industria petrolifera e del gas.

Lo stretto di Hormuz è quel tratto di mare lungo 60 chilometri e largo 30 che separa l’Iran dalla penisola araba e che, allo stesso tempo, collega il golfo Persico con quello di Oman. Da questa “lingua di mare” passano, a bordo di enormi petroliere, circa 20 milioni di barili di greggio al giorno. Il 75 per cento è destinato a paesi asiatici come Cina, India e Giappone.

Ecco perché questa minaccia non è parsa credibile fin da principio. Chiudere lo stretto, oltre a provocare una reazione militare da parte di Washington, significherebbe perdere anche quei pochi alleati che ancora tentano di difendere il governo iraniano. La Cina, ad esempio, non solo ha sempre cercato di fare da scudo ponendo veti e allentando la pressione internazionale sul regime, ma è anche tra i maggiori acquirenti del petrolio esportato dall'Iran (22 per cento).

L’obiettivo di Teheran, dunque, è un altro: rispondere a tono alle accuse dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e rafforzare politicamente il regime, in difficoltà a causa di una frattura all’interno della fazione conservatrice. Nel suo ultimo rapporto, l’Aiea ha affermato che il programma nucleare iraniano “desta serie preoccupazioni” nonostante non vi siano prove che dimostrino che il paese stia costruendo armi invece di usare l’atomo solo per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, come affermato dal governo. Questo cambio di atteggiamento da parte dell’Agenzia delle Nazioni Unite è dovuto soprattutto all’uscita di scena del Nobel per la pace Mohamed el Baradei e all’avvento di Yukiya Amano come direttore, il quale si è dichiarato vicino alle posizioni americane fin dal suo insediamento.

L’altro obiettivo è cercare di tenere sotto controllo la popolazione, sempre più vogliosa di riforme e preoccupata per lo scontro, avvenuto nell’aprile del 2011, tra il presidente Mahmoud Ahmadinejad e l’ayatollah Khamenei per il controllo delle istituzioni. Il 2 marzo 2012 si terranno le elezioni legislative e molti esperti hanno definito questo appuntamento come il più importante dalla rivoluzione ad oggi.

Il 2012 per l’Iran potrebbe essere un anno decisivo. Per il futuro della Repubblica islamica, ma anche per il ruolo che questa potrà giocare in una delle aree più delicate al mondo. Un ruolo che ha bisogno di un allenatore all’altezza e di compagni di squadra dal petrolio facile per essere efficace; e la campagna acquisti del presidente iraniano partita il 10 gennaio in America Latina potrebbe bilanciare le forze in campo, se non altro dal punto di vista economico.

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domenica 1 gennaio 2012

La biodiversità vale più del petrolio

"Green vine snake, Ysauni" di ggallice via Flickr
Autorità locali e governi nazionali europei, star del cinema americano, negozi giapponesi e fondazioni russe. Esponenti di ogni settore della società, provenienti da ogni parte del mondo, si sono uniti con un unico scopo: trovare i soldi necessari per impedire alle compagnie petrolifere di estrarre 900 milioni di barili di greggio nascosti nel sottosuolo di uno dei luoghi più ricchi di biodiversità al mondo.

Secondo le Nazioni Unite, la raccolta fondi ha raggiunto 116 milioni di dollari (quasi 90 milioni di euro), sufficienti a fermare, almeno temporaneamente, il "pericolo trivellazioni" in quella parte di Amazzonia meglio conosciuta come Yasuni National Park che si estende per 1870 chilometri quadrati nel territorio dell'Ecuador.

Il parco ospita due tribù isolate di indiani e si stima sia rifugio per una varietà di specie animali e vegetali senza eguali sulla Terra. La ricchezza biologica dello Yasuni ha stupito persino gli scienziati che hanno affermato che ci vorrebbero 400 anni per catalogare tutti gli esseri viventi. In soli sei chilometri quadrati di superficie sono state trovate 47 specie diverse di rettili e anfibi. 550 uccelli. 200 mammiferi e altre specie di pipistrelli e insetti finora sconosciute nell'emisfero occidentale.

Lo sfruttamento del giacimento petrolifero sarebbe cominciato immediatamente se non si fosse trovato il denaro sufficiente e questo avrebbe inevitabilmente comportato una devastazione dell'habitat naturale e l'emissione in atmosfera di oltre 400 milioni di tonnellate di CO2; ma il governo ecuadoriano si è detto disposto a bloccare definitivamente le trivellazioni solo se la raccolta fondi riuscirà a portare nelle casse dello stato latinoamericano almeno la metà del capitale perso non estraendo il petrolio, circa 7,2 miliardi di dollari.

Uno si potrebbe aspettare che la parte del leone nelle donazioni l'abbiano fatta le "multinazionali" del non profit, impegnate nella conservazione della natura, dal Wwf a Greenpeace. Non è così. Tra coloro che si sono distinti maggiormente c'è, ad esempio, la Vallonia, la regione del Belgio famosa per i problemi di politica interna e i contrasti con la regione delle Fiandre: da sola è riuscita a mettere insieme due milioni di dollari pur di impedire lo sfruttamento del parco Yasuni. Inoltre si sono "spesi" diversi personaggi di spicco della società americana: da Leonardo DiCaprio a Bo Derek, da Edward Norton ad Al Gore. I soldi raccolti, ha promesso il governo di Quito, verranno utilizzati solo per lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili e per tutelare l'ambiente naturale.

Questo tipo di iniziative, dal mio punto di vista, ha sia un aspetto positivo che uno negativo. Quello positivo è che, il valore delle foreste viene ufficialmente riconosciuto e quantificato anche economicamente. Fino a poco tempo fa era impossibile pensare ad un'alternativa allo sfruttamento di un giacimento, mentre oggi è finanziariamente credibile decidere di sostituire gli introiti derivanti dalla cessione dei diritti di un pozzo di petrolio con progetti energeticamente ed ambientalmente sostenibili. Non solo: qualche anno fa nessuno avrebbe mai pensato che difendere una foresta primaria in Sudamerica potesse suscitare l'interesse di persone ed enti pubblici dall'altra parte del pianeta.

L'aspetto negativo consiste nel precedente che questa iniziativa rischia di creare. D'ora in avanti, ogni paese che scopre di essere ricco di combustibili fossili potrebbe ricattare quella parte di comunità internazionale sensibile a certi temi per fare ciò che un governo legittimamente eletto dovrebbe fare di norma: tutelare e difendere la natura presente entro i propri confini territoriali.