domenica 1 gennaio 2012

La biodiversità vale più del petrolio

"Green vine snake, Ysauni" di ggallice via Flickr
Autorità locali e governi nazionali europei, star del cinema americano, negozi giapponesi e fondazioni russe. Esponenti di ogni settore della società, provenienti da ogni parte del mondo, si sono uniti con un unico scopo: trovare i soldi necessari per impedire alle compagnie petrolifere di estrarre 900 milioni di barili di greggio nascosti nel sottosuolo di uno dei luoghi più ricchi di biodiversità al mondo.

Secondo le Nazioni Unite, la raccolta fondi ha raggiunto 116 milioni di dollari (quasi 90 milioni di euro), sufficienti a fermare, almeno temporaneamente, il "pericolo trivellazioni" in quella parte di Amazzonia meglio conosciuta come Yasuni National Park che si estende per 1870 chilometri quadrati nel territorio dell'Ecuador.

Il parco ospita due tribù isolate di indiani e si stima sia rifugio per una varietà di specie animali e vegetali senza eguali sulla Terra. La ricchezza biologica dello Yasuni ha stupito persino gli scienziati che hanno affermato che ci vorrebbero 400 anni per catalogare tutti gli esseri viventi. In soli sei chilometri quadrati di superficie sono state trovate 47 specie diverse di rettili e anfibi. 550 uccelli. 200 mammiferi e altre specie di pipistrelli e insetti finora sconosciute nell'emisfero occidentale.

Lo sfruttamento del giacimento petrolifero sarebbe cominciato immediatamente se non si fosse trovato il denaro sufficiente e questo avrebbe inevitabilmente comportato una devastazione dell'habitat naturale e l'emissione in atmosfera di oltre 400 milioni di tonnellate di CO2; ma il governo ecuadoriano si è detto disposto a bloccare definitivamente le trivellazioni solo se la raccolta fondi riuscirà a portare nelle casse dello stato latinoamericano almeno la metà del capitale perso non estraendo il petrolio, circa 7,2 miliardi di dollari.

Uno si potrebbe aspettare che la parte del leone nelle donazioni l'abbiano fatta le "multinazionali" del non profit, impegnate nella conservazione della natura, dal Wwf a Greenpeace. Non è così. Tra coloro che si sono distinti maggiormente c'è, ad esempio, la Vallonia, la regione del Belgio famosa per i problemi di politica interna e i contrasti con la regione delle Fiandre: da sola è riuscita a mettere insieme due milioni di dollari pur di impedire lo sfruttamento del parco Yasuni. Inoltre si sono "spesi" diversi personaggi di spicco della società americana: da Leonardo DiCaprio a Bo Derek, da Edward Norton ad Al Gore. I soldi raccolti, ha promesso il governo di Quito, verranno utilizzati solo per lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili e per tutelare l'ambiente naturale.

Questo tipo di iniziative, dal mio punto di vista, ha sia un aspetto positivo che uno negativo. Quello positivo è che, il valore delle foreste viene ufficialmente riconosciuto e quantificato anche economicamente. Fino a poco tempo fa era impossibile pensare ad un'alternativa allo sfruttamento di un giacimento, mentre oggi è finanziariamente credibile decidere di sostituire gli introiti derivanti dalla cessione dei diritti di un pozzo di petrolio con progetti energeticamente ed ambientalmente sostenibili. Non solo: qualche anno fa nessuno avrebbe mai pensato che difendere una foresta primaria in Sudamerica potesse suscitare l'interesse di persone ed enti pubblici dall'altra parte del pianeta.

L'aspetto negativo consiste nel precedente che questa iniziativa rischia di creare. D'ora in avanti, ogni paese che scopre di essere ricco di combustibili fossili potrebbe ricattare quella parte di comunità internazionale sensibile a certi temi per fare ciò che un governo legittimamente eletto dovrebbe fare di norma: tutelare e difendere la natura presente entro i propri confini territoriali.

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