martedì 28 febbraio 2012

Aung San Suu Kyi, la vera lady



Il primo aprile 2012 si terranno in Birmania (Myanmar) le elezioni suppletive. Le prime a cui parteciperanno, dopo il colpo di stato del 1990, anche Aung San Suu Kyi e la Lega nazionale per la democrazia. A un mese dall'evento e in occasione dell'uscita nelle sale italiane di The lady di Luc Besson (prevista per il 23 marzo), la società di produzione e distribuzione Good Films ha deciso di lanciare l'iniziativa Send a Message.

La campagna ha come scopo quello di sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sulla situazione politica in Birmania e sostenere attivamente la democrazia e un popolo che da oltre venti anni combatte contro la giunta militare che limita ogni tipo di libertà, di parola, di azione. Per partecipare basta diventare fan della pagina Good Films su Facebook cliccando mi piace e registrare il proprio messaggio di solidarietà nei confronti di Aung San Suu Kyi e del popolo birmano.

martedì 21 febbraio 2012

L'effetto emotivo, un anno dopo Fukushima



Questo post prende spunto da un articolo di Stefano Agnoli apparso domenica 19 febbraio sul Corriere della Sera e pubblicato sul blog del giornalista con il titolo Il ritorno del nucleare e i lussi italiani nell’energia. Iniziando a leggere il primo paragrafo, la prima sensazione è che, a un anno dal terremoto che ha devastato il Giappone e dal conseguente disastro di Fukushima, l’autore voglia mettere in guardia il lettore rispetto all’eventualità che il settore nucleare possa tornare in auge a causa dell’affievolimento dell’aspetto emotivo:

“Non manca molto al primo anniversario di Fukushima e la lezione del disastro giapponese pare essere già lontana, quasi sfocata. Dopo l’abbandono del nucleare dichiarato da Germania, Svizzera e Belgio all’indomani dell’incidente, dopo il secondo ‘no’ referendario italiano e dopo gli stress test pretesi dalla Commissione Ue, ci sono segnali sempre più numerosi di un ritorno all’energia dall’atomo, in Europa e nel mondo. Due giorni fa il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico David Cameron hanno stretto un accordo proprio su questo terreno: nei mesi passati Londra non ha fermato il suo programma che prevede (con l’aiuto della ‘nuclearissima’ Francia) la costruzione di otto impianti. La Spagna ha confermato che la vecchia centrale di Garona non chiuderà nel 2014 ma resterà aperta fino al 2019. Gli Stati Uniti, a 34 anni da Three Mile Island, hanno dato il via libera alla costruzione di due nuovi reattori, per i quali si attingerà ampiamente a fondi federali. A votare contro (4 a 1) è stato solo il presidente dell’authority sul nucleare, che non a caso ha citato proprio la ‘lezione di Fukushima’”. 

giovedì 16 febbraio 2012

Uno scudo per il popolo siriano



L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione non vincolante che chiede la cessazione immediata delle repressioni da parte del governo di Bashar al-Assad nei confronti del popolo siriano. I paesi che hanno votato a favore sono stati 137, 12 hanno votato contro, 17 si sono astenuti. Il testo approvato è simile a quello bocciato dal Consiglio di sicurezza lo scorso 4 febbraio a causa del veto incrociato di Cina e Russia. La risoluzione, pur non avendo un valore legalmente vincolante come invece avrebbe avuto un documento approvato dal Consiglio, ha comunque un alto valore (non solo) simbolico e rappresenta una forte forma di pressione politica sul regime di Damasco.

sabato 11 febbraio 2012

Mohamed Nasheed



Quando ho saputo che Mohamed Nasheed si era dimesso, la prima sensazione che ho provato è stata di delusione. Poi, man mano che le notizie sono arrivate in maniera più consistente e precisa, ho capito che il presidente che dal 2008 ha fatto della lotta ai cambiamenti climatici la sua ragione di vita, non ha mollato il colpo, lo hanno costretto a mollare.

Nasheed è stato presidente delle Maldive fino al 7 febbraio. Era stato eletto nel 2008, alle prime consultazioni democratiche dopo oltre 30 anni di dittatura di Maumoon Abdul Gayoom. In quegli anni, Nasheed si è battuto per raccontare i soprusi e salvare un paese. È stato arrestato dodici volte, torturato e ha passato 18 mesi in esilio.

Dopo la sua elezione, dopo aver garantito ai cittadini la democrazia, Nasheed ha iniziato a battersi per qualcosa di più importante: garantire loro una terra dove vivere. Del resto "non c'è nulla di positivo nell'avere la democrazia, se non si dispone di un paese" in cui esercitarla. Le Maldive sono un arcipelago dell'oceano Indiano costituito da 1200 piccole isole. L'altitudine media non supera i due metri e questo ne fa la nazione più vulnerabile all'innalzamento del livello dei mari, una delle conseguenze del riscaldamento globale.

domenica 5 febbraio 2012

Perché la Siria non può essere salvata



Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite che avrebbe avuto lo scopo di provare a fermare le violente repressioni del regime di Damasco e chiedere a Bashar al-Assad di lasciare il potere. Non è servito nemmeno il massacro di Homs, l'episodio più grave in un anno di rivolta dove sono morte oltre trecento persone, a convincere gli ambasciatori di Mosca e Pechino. Hanno votato a favore gli altri tredici rappresentanti del Consiglio.

La decisione delle due potenze, molto spesso unite nel fermare le iniziative occidentali, ha suscitato reazioni tutt'altro che diplomatiche da parte di diversi esponenti. A cominciare dall'ambasciatrice statunitense presso l'Onu, Susan Rice, che sul suo profilo Twitter ha postato diverse dichiarazioni a metà fra il disgustato e l'infuriato, riprendendo il discorso fatto al Cds (vedi video sopra):


sabato 4 febbraio 2012

The Kyoto Protocol: Part II

"Kyoto - Japan" di -Taro51- via Flickr

This is not the last birthday of the Kyoto Protocol (February 16). It should be if countries that have ratified the treaty will not do what they promised at the last Conference of the Parties in Durban, South Africa, in December 2011.

Although most of the media spent a lot of words to describe failures and uncertainty, what delegates decided is clear: Kyoto will have a second commitment period for parties included in Annex I.

Not every single country that agreed to reduce its overall emissions of six greenhouse gases between 2008-2012 (first commitment period) is well-disposed to take part in the second round. That’s the real news. The front is divided between those who understand the importance of avoiding a legal vacuum and those that ask for the involvement of emerging countries that today are responsible of most of the global CO2 emissions.

The outcome of the COP 17, achieved after a long marathon, states that developed countries “aim to ensure the aggregate emissions of greenhouse gases reduction by at least 25-40% below 1990 by 2020”. To do so they have to submit information on their QELROs (Quantified emission limitation and reduction objectives) by May 1, 2012. It will be the COP 18, which will be held in Qatar later this year, to determine the effective targets. The second commitment period shall begin on January 1, 2013 and end either on December 31, 2017 or 2020, as requested by some delegates.