martedì 21 febbraio 2012

L'effetto emotivo, un anno dopo Fukushima



Questo post prende spunto da un articolo di Stefano Agnoli apparso domenica 19 febbraio sul Corriere della Sera e pubblicato sul blog del giornalista con il titolo Il ritorno del nucleare e i lussi italiani nell’energia. Iniziando a leggere il primo paragrafo, la prima sensazione è che, a un anno dal terremoto che ha devastato il Giappone e dal conseguente disastro di Fukushima, l’autore voglia mettere in guardia il lettore rispetto all’eventualità che il settore nucleare possa tornare in auge a causa dell’affievolimento dell’aspetto emotivo:

“Non manca molto al primo anniversario di Fukushima e la lezione del disastro giapponese pare essere già lontana, quasi sfocata. Dopo l’abbandono del nucleare dichiarato da Germania, Svizzera e Belgio all’indomani dell’incidente, dopo il secondo ‘no’ referendario italiano e dopo gli stress test pretesi dalla Commissione Ue, ci sono segnali sempre più numerosi di un ritorno all’energia dall’atomo, in Europa e nel mondo. Due giorni fa il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico David Cameron hanno stretto un accordo proprio su questo terreno: nei mesi passati Londra non ha fermato il suo programma che prevede (con l’aiuto della ‘nuclearissima’ Francia) la costruzione di otto impianti. La Spagna ha confermato che la vecchia centrale di Garona non chiuderà nel 2014 ma resterà aperta fino al 2019. Gli Stati Uniti, a 34 anni da Three Mile Island, hanno dato il via libera alla costruzione di due nuovi reattori, per i quali si attingerà ampiamente a fondi federali. A votare contro (4 a 1) è stato solo il presidente dell’authority sul nucleare, che non a caso ha citato proprio la ‘lezione di Fukushima’”. 

Invece no. Proseguendo nella lettura, si scopre che Agnoli ha fatto questa premessa proprio per puntare il dito contro quello che, a suo dire, è stato “l’effetto emotivo” di Fukushima. Agnoli ha voluto citare tutti i casi in cui un paese ha dimostrato la volontà di ritornare a investire nell’atomo non per denunciare un vuoto di memoria, bensì per criticare coloro che si sono fatti prendere dal panico nelle settimane successive al più grave disastro nucleare della storia dopo Chernobyl.

“Nell’Occidente, insomma, prevale la logica del pragmatismo: in situazioni difficili alcune scelte diventano un lusso. Da noi non è andata così, ed è troppo tardi e inutile recriminare.” 

L’autore, come poi confermato anche in uno scambio di tweet, definisce “situazione difficile” quella vissuta dal nostro paese, costretto, in periodo di crisi profonda, a spendere soldi per comprare energia all’estero e non fa il minimo cenno alla situazione fisicamente drammatica, alla vera e propria tragedia che vive, a un anno di distanza, il popolo giapponese.

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