sabato 11 febbraio 2012

Mohamed Nasheed



Quando ho saputo che Mohamed Nasheed si era dimesso, la prima sensazione che ho provato è stata di delusione. Poi, man mano che le notizie sono arrivate in maniera più consistente e precisa, ho capito che il presidente che dal 2008 ha fatto della lotta ai cambiamenti climatici la sua ragione di vita, non ha mollato il colpo, lo hanno costretto a mollare.

Nasheed è stato presidente delle Maldive fino al 7 febbraio. Era stato eletto nel 2008, alle prime consultazioni democratiche dopo oltre 30 anni di dittatura di Maumoon Abdul Gayoom. In quegli anni, Nasheed si è battuto per raccontare i soprusi e salvare un paese. È stato arrestato dodici volte, torturato e ha passato 18 mesi in esilio.

Dopo la sua elezione, dopo aver garantito ai cittadini la democrazia, Nasheed ha iniziato a battersi per qualcosa di più importante: garantire loro una terra dove vivere. Del resto "non c'è nulla di positivo nell'avere la democrazia, se non si dispone di un paese" in cui esercitarla. Le Maldive sono un arcipelago dell'oceano Indiano costituito da 1200 piccole isole. L'altitudine media non supera i due metri e questo ne fa la nazione più vulnerabile all'innalzamento del livello dei mari, una delle conseguenze del riscaldamento globale.

Il momento più alto della sua presidenza si è consumato in uno dei momenti più tristi dei negoziati internazionali volti a contrastare i cambiamenti climatici: il vertice di Copenaghen del 2009. Io c'ero quando Nasheed ha preso la parola al Klimaforum per pronunciare la frase, poi passata alla storia: "Alcune persone ci dicono che risolvere la questione dei cambiamenti climatici è impossibile. Io sono qui per dirvi che noi ci rifiutiamo di rinunciare alla speranza". Io c'ero quando Nasheed è sceso in piazza per partecipare alle proteste degli attivisti giunti da ogni parte del mondo e che hanno simbolicamente eletto Nasheed come loro presidente naturale.

Per raccontare la vita di un uomo che ha scritto la storia del nostro tempo, Jon Shenk ha anche da poco finito di girare un documentario dal titolo The Island President, la cui uscita è prevista per il 28 marzo (sopra, il trailer). Un'opera il cui finale è stato cambiato dai fatti, tanto da costringere il regista a rivederlo in un editoriale apparso sul New York Times, dal titolo The Island President Deposed.

Per tutti questi motivi, la notizia del colpo di stato portato avanti dalla polizia e dai sostenitori dell'ex dittatore Gayoom ai danni del presidente Nasheed e della democrazia nelle Maldive ha lasciato in me un grande vuoto, ma non ha ucciso la speranza. Soprattutto quella di poter vedere il "mio" presidente di nuovo al lavoro e di ascoltare, un giorno, di nuovo le sue parole.

Nessun commento: