domenica 5 febbraio 2012

Perché la Siria non può essere salvata



Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite che avrebbe avuto lo scopo di provare a fermare le violente repressioni del regime di Damasco e chiedere a Bashar al-Assad di lasciare il potere. Non è servito nemmeno il massacro di Homs, l'episodio più grave in un anno di rivolta dove sono morte oltre trecento persone, a convincere gli ambasciatori di Mosca e Pechino. Hanno votato a favore gli altri tredici rappresentanti del Consiglio.

La decisione delle due potenze, molto spesso unite nel fermare le iniziative occidentali, ha suscitato reazioni tutt'altro che diplomatiche da parte di diversi esponenti. A cominciare dall'ambasciatrice statunitense presso l'Onu, Susan Rice, che sul suo profilo Twitter ha postato diverse dichiarazioni a metà fra il disgustato e l'infuriato, riprendendo il discorso fatto al Cds (vedi video sopra):


Per poi tentare di mettere i rappresentanti dei due paesi con potere di veto con le spalle al muro:


Anche la reazione da parte del nostro ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata non si è fatta attendere:


Per concludere, infine, anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon si è detto rammaricato per la votazione del Cds che rischia di indebolire il ruolo dell'organizzazione "in un momento in cui c‘è bisogno di parlare con una voce sola".

In realtà, come fatto notare da Niccolò Locatelli su Limes, l'esito della seduta era "prevedibile", in particolare per due motivi: 1) la ferma convinzione che la comunità internazionale non debba interferire politicamente nelle questioni di uno stato sovrano, tantopiù (o tantomeno) per rovesciarne il regime; 2) la presenza in Siria dell'unica base della marina militare russa fuori dal territorio dell'ex Unione sovietica, la Tartus. Motivazioni che hanno spinto Ennio di Nolfo, professore di Storia delle relazioni internazionali, a esprimersi così:


Ed è proprio a Di Nolfo che mi sono rivolto (grazie a Twitter) per avere una visione più chiara della situazione. Per la Russia, l'importanza della Siria è duplice. Partendo dall'osservazione che dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973 l'influenza sovietica nel Mediterraneo si è ridotta alla sola alleanza con la Siria, il professore afferma che il governo di Damasco è diventato ancor più importante per evitare che tutto il Medio Oriente risulti alleato dell'occidente. D'altra parte, "l'esistenza della Siria consente di comporre in un solo soggetto varie entità etniche e religiose e serve perciò da cuscinetto/controllo sul Libano e da punto di riferimento per un'eventuale iniziativa contro Israele". Destabilizzare questo equilibrio sarebbe troppo radicale per i russi. "A loro volta Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna non sono in grado di agire come in Libia poiché non possono controllare le conseguenze di un ulteriore intervento in Medio Oriente. Un'azione militare in un anno elettorale per Nicolas Sarkozy e per Barack Obama non avrebbe effetti rapidi e sicuri e potrebbe, ancor peggio, dare ulteriore spazio agli estremisti islamici".

Questa la visione del prof. Di Nolfo, questo uno dei motivi che hanno spinto l'occidente a passare per le Nazioni Unite invece di scavalcarle, come fatto con la Libia. Soprattutto, questo il motivo che ha portato il governo russo a votare con Pechino, in pieno stile guerra fredda, dopo aver tentato la carta di una bozza alternativa alla risoluzione avanzata dal Marocco, meno intransigente e che avrebbe incontrato il favore anche della Repubblica popolare.

Paradossalmente l'unica potenza che potrebbe intervenire per fermare il massacro del popolo siriano è la Russia: per non perdere la faccia di fronte al resto del mondo e per mantenere il controllo sull'ultimo baluardo della sua influenza in Medio Oriente.

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