sabato 21 aprile 2012

Mare chiuso

Donna somala
"È stata una pagina orribile della storia dell'immigrazione in Italia. Speriamo che il documentario possa contribuire a cambiare la gestione dei soccorsi in mare", con queste parole Laura Boldrini, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha accolto l'uscita (avvenuta il 20 marzo) della nuova opera di Andrea Segre e Stefano Liberti, Mare chiuso.

Gli autori di Come un uomo sulla terra (Italia, 2008) hanno voluto continuare l'inchiesta sul periodo compreso tra la primavera del 2009 e l'estate del 2010, quando il governo italiano, guidato da Silvio Berlusconi e dal ministro degli Interni Roberto Maroni, d'intesa con il colonnello Muammar Gheddafi, decise di attuare la pratica dei respingimenti: fermare i barconi di migranti che cercano di arrivare in Italia per riportarli in Libia. Il film mostra immagini e testimonianze inedite dell'esperienza vissuta da alcune persone la cui speranza, i cui sogni vennero infranti senza pietà.



Mare chiuso mostra anche il momento in cui la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo condanna il nostro paese a pagare 15mila euro di danni a 24 migranti respinti nel 2009. Il verdetto dello scorso febbraio è arrivato anche grazie al lavoro di Segre e Liberti. Gli avvocati difensori hanno utilizzato scene di Come un uomo sulla terra per mostrare le condizioni di donne e uomini nei campi di detenzione libici, le inumane conseguenze del gesto italiano.

Grazie all'interesse di associazioni, ong e circuiti indipendenti, il film verrà proiettato in diverse città italiane. Vista la vicinanza geografica segnalo solo le date del 9 e del 17 maggio organizzate da Qui Lecco Libera rispettivamente a Lecco e Casatenovo (LC).

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