lunedì 7 maggio 2012

Vandana Shiva: i semi della vita

Vandana Shiva e Silvia Passini. Foto di Stefano Pescio

di Silvia Passini

Lo riportava qualche giorno fa The Times of India: altri cinque agricoltori in un solo distretto dello stato del Maharashtra, in India, si sono uccisi, strozzati dai debiti contratti. Dall’inizio di quest’anno – sono passati solo 5 mesi e tre giorni!- 332 agricoltori si sono tolti la vita a causa dei debiti; in pratica in un solo stato dell’India si uccidono circa tre agricoltori ogni giorno. La notizia è scioccante, allarmante, sconvolgente. Ma perché succede?

Gli agricoltori contraggono ingenti debiti per acquistare semi di colture geneticamente modificate perché viene loro promessa ricchezza, abbondanza, opulenza. Ma poi… niente di tutto ciò si avvera: le promesse si rivelano inganni, gli inganni rivelano gli errori e conducono a gesti estremi. Leggere questa notizia mi ha portata inevitabilmente a pensare a Vandana Shiva, che ho incontrato poco tempo fa e che ho intervistato per LifeGate.



Proprio lei mi ha parlato di questa situazione allarmante, di un paese in cui gli ogm sono entrati attraverso un processo illegale, di manipolazione e mistificazione di credo e religione, raggiungendo i contadini attraverso finta pubblicità. Queste nuove e costose sementi, più sensibili agli attacchi di parassiti, innescano una dipendenza da sostanze chimiche che conduce i contadini in un circolo vizioso di debiti.

Vandana Shiva li racconta con vigore questi fatti, si sente che è ferita, personalmente. È evidente il suo coinvolgimento emotivo. Alza il tono della voce e gesticola, il suo sguardo si fa determinato e fisso quando mi racconta la situazione dei contadini in India. È una donna straordinaria, così semplice e così umana. Una delle più grandi scienziate del mondo, laureata in fisica quantistica, avrebbe potuto chiudersi nelle torri d’avorio dello studio e dell’approfondimento, dei numeri e dei calcoli, di fogli incomprensibili ai più. Invece ha deciso di uscire dagli angusti corridoi della scienza e di avvicinarsi alla Terra perché, come ribadisce nel titolo del suo ultimo libro è necessario Fare pace con la terra (Feltrinelli, 2012), aiutando i contadini a prendere consapevolezza della ricchezza di semi naturali e del valore eccezionale della loro cultura tramandata di generazione in generazione, che non dev’essere venduta per promesse gonfiate e finte. Nel 1991 ha avviato il progetto Navdanya – letteralmente “nove semi” – perché quando ha scoperto che le multinazionali volevano brevettare le sementi e le varietà di grano ha deciso di proteggere la biodiversità e di tutelarla.

Oggi è una delle più grandi attiviste ambientaliste, lotta per un’agricoltura libera da biotech, crede nella terra proprio perché tutti dipendiamo da lei, sebbene il concetto sembri non essere chiaro a molti. La terra, che lo si voglia o no, è la nostra vita. Perché (s)venderla?

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