mercoledì 24 ottobre 2012

Romney contro Obama: uno scontro perfetto negli anni ottanta


L'ultimo dibattito televisivo tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti che si svolto lunedì in Florida, mi ha dato l'opportunità di scrivere un articolo per LifeGate sulla campagna lanciata da due ong: Climate silence:

A poche ore dal terzo dibattito che ha visto contrapposti Barack Obama e Mitt Romney, due organizzazioni ambientaliste americane, Forecast the facts e Friends of Earth action, hanno lanciato la campagna climatesilence.org.

Si tratta di una iniziativa per spronare i candidati alla Casa Bianca e convincerli a parlare dei cambiamenti climatici. Nei tre dibattiti televisivi, infatti, nessuno ha menzionato la questione. Non succedeva da quasi 30 anni:

Non accadeva dal 1988, da quando a scontrarsi per diventare presidente degli Stati Uniti furono Michael Dukakis (democratico) e George Bush senior (repubblicano), che poi vinse le elezioni. 
Tutto questo in un periodo in cui i dati sul clima che cambia continuano ad arrivare senza sosta. Settembre 2012 è stato il 331° mese consecutivo che ha fatto registrare una temperatura globale superiore alla media, mentre l'estate del 2012 ha visto la superficie dei ghiacci dell'Artico ritirarsi fino a raggiungere il suo minimo storico. Dati che, secondo un sondaggio condotto dall'università del Texas, hanno spinto il 70 per cento degli americani a convincersi del fatto che i cambiamenti climatici sono una realtà. Non accadeva dal 2008.

Come se non bastasse, la crisi ha riportato d'attualità parole che andavano di moda proprio negli anni ottanta. Mitt Romney ha dichiarato di voler raggiungere l'indipendenza energetica degli Usa attraverso un maggiore sfruttamento di petrolio, carbone, gas naturale e, dulcis in fundo, nucleare.



A niente sono serviti il disastro della Deepwater horizon nel golfo del Messico, quello di Fukushima in Giappone o il fatto che persino la Cina stia affrontando resistenze alla costruzione di "nuove" centrali a carbone.

Barack Obama, da parte sua, si è limitato a parlare di efficienza energetica e di non meglio precisate energie pulite da sviluppare per raggiungere lo stesso obiettivo. In questo modo ha fatto il gioco dell'avversario il cui silenzio sembra dovuto più a ignoranza che a negazione.

Tesi e programmi che quasi ci fanno sentire al sicuro nella vecchia, divisa, superata e pavida Europa. Dirò di più. Sentir parlare di quante navi o sommergibili nucleari sono a disposizione della marina militare americana, di cavalli e baionette, mi fa venir voglia di scrivere che il Nobel per la Pace all'Unione europea sia meritato.

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