giovedì 15 novembre 2012

Twitter, tra Gaza e Israele

L'appartamento israeliano colpito dal razzo proveniente dalla Striscia di Gaza che ha causato la morte di tre persone.

La mini guerra scoppiata mercoledì tra le forze armate israeliane e Hamas contiene tutte le caratteristiche del macro conflitto israelo-palestinese che da decenni sconvolge il Medio Oriente. Non si capisce bene chi ha cominciato le ostilità. La forza usata dall'esercito israeliano è visibilmente sproporzionata rispetto agli attacchi missilistici provenienti da Gaza. Israele agisce violando apertamente e senza pudore il diritto internazionale.

Nel giro di 48 ore i bombardamenti sulla Striscia hanno causato la morte di almeno sedici palestinesi, tra questi il leader dell’ala militare di Hamas, Ahmed Said Khalil al-Jabari, accusato del rapimento del soldato israeliano Gilad Shalit nel 2006, liberato un anno fa, e il figlio di undici mesi di Jihad al-Masharawi, cameraman della Bbc araba.

Tre gli israeliani uccisi da un razzo che ha colpito la loro abitazione nel corso di scontri avvenuti durante le operazioni militari di Israele contro Hamas. Un vortice di violenza condannato dalle Nazioni Unite per l'inevitabile coinvolgimento di civili a cui Tel Aviv ha risposto richiamando 30mila riservisti dell'esercito.

Ciò che rende questa battaglia unica è l'utilizzo che la difesa israeliana e le brigate palestinesi stanno facendo di Twitter. Come fosse un'arma in più a loro disposizione. L'account Idf, Israeli defense force, ha annunciato l'inizio dell'operazione militare al mondo e lanciato messaggi propagandistici come questo:


Le brigate al-Qassam hanno replicato rivelando via tweet gli attacchi e promettendo una pioggia di missili su Israele se questo non porrà fine all'invasione:


Fino alla fine degli anni Novanta, le azioni militari venivano tenute segrete. Oggi vengono rivendicate con orgoglio in nome di una popolarità tanto sporca quanto effimera. Quale sarà il prossimo passo? La speranza è che mentre i protagonisti mostrano i muscoli per mettere in soggezione l'avversario, parallelamente qualcun altro (leggasi Unione europea e Stati Uniti) faccia lavorare il cervello per mettere la parola fine a un conflitto che non può più essere risolto dalle parti in causa. Prima che sia troppo tardi. Egitto, Siria, Iran, Turchia non staranno a guardare ancora a lungo.

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