mercoledì 7 novembre 2012

Altri quattro anni per risollevare l'America


Barack Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti per la seconda volta battendo lo sfidante repubblicano Mitt Romney. Al momento, come si evince dalla mappa, Obama ha conquistato 303 grandi elettori contro i 206 di Romney. Non assegnati rimangono solo i 29 voti espressi dalla Florida, ma anche questi sembrano sempre più blu.

Quasi tutti gli swing state (Ohio, Virginia) sono stati conquistati dai democratici nonostante la sfida per il titolo di candidato più votato in termini assoluti sia stata molto più serrata. Il 50 per cento degli americani ha votato per Obama, il 48 per cento ha scelto Romney.

Visto il margine ristretto, nella notte il presidente ha tenuto un discorso a Chicago in cui ha precisato come la sua elezione sia sinonimo di unità, di partecipazione, di inclusione. Ha snocciolato i valori, ha voluto rassicurare tutte le famiglie. In un momento di crisi economica, di disoccupazione, le persone devono avere la mente sgombra da necessità primarie, come la salute, per dare il proprio contributo nel risollevare l'America.

Obama ha voluto stringere il paese intorno a sé per uno scopo preciso. Gli Stati Uniti devono farsi trovare pronti alla sfida che li vedrà coinvolti nei prossimi quattro anni: mantenere il primato di stato più ricco e forte del mondo. Nei prossimi giorni, infatti, anche il principale contendente, la Cina, sceglierà i suoi nuovi leader.

America, I believe we can build on the progress we’ve made and continue to fight for new jobs and new opportunities and new security for the middle class. I believe we can keep the promise of our founding, the idea that if you’re willing to work hard, it doesn’t matter who you are or where you come from or what you look like or where you love. It doesn’t matter whether you’re black or white or Hispanic or Asian or Native American or young or old or rich or poor, abled, disabled, gay or straight. You can make it here in America if you’re willing to try — La trascrizione del discorso sul New York Times, o in italiano

2 commenti:

Vigolo ha detto...

Mi interesserebbe una rapida analisi sulla strategia dei democratici, che mi pare si sia concentrata più che in altri casi sulla conquista degli Stati in bilico.

Tommaso Perrone ha detto...

Nella maggior parte degli stati, i partiti avevano margini di vittoria, secondo i sondaggi, talmente ampi da essere considerati al sicuro.

Al contrario, i cosiddetti swing state erano pochi. Virginia, Florida, Ohio. La vittoria in uno (Obama) o più (Romney) di questi avrebbe significato la vittoria finale.

Ecco perché negli ultimi mesi, i milioni, i dibattiti, i colpi di scena si sono svolti esclusivamente tra Columbus e Miami.

Una campagna anomala dettata dalla legge elettorale che non premia chi prende più voti, ma più grandi elettori.