sabato 9 marzo 2013

Kenyatta verso la presidenza per quattromila voti

Il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta mentre vota il 4 marzo 2013
Uhuru Kenyatta al voto

È proprio vero che per capire e giudicare in modo oggettivo una realtà, il modo migliore è conoscerla e osservarla da una certa distanza. In Italia, per esempio, si è tanto parlato della (non) vittoria del Partito democratico e del centrosinistra alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013, arrivata con uno scarto dello 0,37 per cento rispetto al centrodestra alla Camera dei deputati. Per non parlare del Senato, dove la legge elettorale in vigore ha impedito alla coalizione vincente di ottenere la maggioranza assoluta.

Questa premessa per introdurre un’altra vittoria risicata. Quella che si sta delineando in Kenya dove alle elezioni presidenziali del 4 marzo 2013, secondo quanto riportato dalla commissione elettorale indipendente del paese africano (Iecb), ha vinto il vice primo ministro uscente Uhuru Kenyatta con il 50,03 per cento pari a 6.173.433 voti su un totale di 12.338.667, quindi 4.109 in più (pari allo 0,03 per cento) di quelli necessari per evitare il ballottaggio con il secondo candidato più votato, Raila Odinga, che si sarebbe fermato al 43,28 per cento (5.340.546 voti).

In seguito ai problemi tecnici che si sono verificati durante il conteggio elettronico, però, Odinga sembra non avere alcuna intenzione di ammettere la sconfitta nel breve periodo. Il sistema elettronico era stato adottato per evitare il ripetersi delle violenze del 2007 (obiettivo in larga parte raggiunto), ma in seguito al blocco annunciato dalla Iecb, lo spoglio è proseguito manualmente.

Kenyatta, 51 anni, avrà anche altri problemi da affrontare oltre a quelli interni. Il nuovo presidente, infatti, non avrà vita facile a intessere relazioni diplomatiche stabili con gli altri paesi a causa delle accuse che gli sono state rivolte per crimini contro l’umanità e che lo hanno portato ad affrontare un processo alla Corte penale internazione dell’Aia. Le accuse si riferiscono proprio agli episodi di violenza che si sono verificati durante le elezioni presidenziali del 2007 e che causarono oltre mille morti e costrinsero circa 600mila persone ad abbandonare le loro case. Per seguire il processo è stato creato il sito Kenya Monitor.

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