venerdì 26 aprile 2013

Il colpo di stato nella Repubblica Centrafricana e il bracconaggio

I ribelli Seleka hanno attuato un golpe nella Repubblica Centrafricana

Il gruppo di ribelli denominato Seleka ha portato a termine un colpo di stato nella Repubblica Centrafricana dopo aver compiuto una marcia verso Bangui, capitale del paese. Il presidente in carica François Bozizé ha lasciato il paese il 24 marzo, al suo posto Seleka ha provato a insediare Michel Djotodia, uno dei suoi leader più importanti, ma ad oggi nel paese vige una situazione di anarchia. Bozizé era al potere dal 2003, anch’egli giunto al potere in seguito a una rivolta.

I rifugiati sono 37mila
Gli scontri, raccontati giorno dopo giorno dal personale di Emergency a Bangui sul sito dell’organizzazione, hanno già causato la fuga di oltre 37mila persone secondo l’Alto commissariato per i rifugiati delle NazioniUnite (Unhcr, dati aggiornati al 5 aprile) anche se il numero potrebbe essere superiore visto che i combattimenti si verificano quotidianamente. La maggior parte (30mila) hanno trovato rifugio nella Repubblica Democratica del Congo, il resto ha chiesto asilo in Ciad e Camerun.

L’anarchia e il bracconaggio
Un altro aspetto che sta emergendo in seguito all’assenza di un governo e di un’autorità che faccia rispettare le leggi, è l’incremento del bracconaggio secondo quanto riportato dall’Associated Press. La riserva di Dzanga-Sangha, che copre gran parte della foresta pluviale presente nel sudovest della Repubblica Centrafricana, era la casa di oltre 3.400 elefanti africani delle foreste fino a prima che iniziasse la crisi istituzionale e attirava ogni giorno decine di turisti. Oggi il parco è chiuso e nessuno controlla più che venga rispettato il divieto di caccia, una situazione che sta facendo aumentare i casi di bracconaggio soprattutto come strumento per finanziare la ribellione armata di Seleka. Nella città di Bayanga e nei villaggi intorno alla riserva naturale è sempre più facile trovare carne di elefante e avorio ricavato dalle zanne.

L’impegno del Wwf
Secondo alcuni residenti, dal 24 marzo sarebbero stati uccisi a Dzanga-Sangha almeno 40 elefanti, ma per il Wwf è impossibile stimare il numero preciso proprio per l’assenza di pattuglie che possano verificare la presenza di carcasse. La stessa organizzazione ambientalista ha dovuto evacuare il personale presente nella riserva in seguito a episodi di saccheggio da parte dei ribelli che hanno coinvolto anche ospedali e uffici pubblici.

Lo staff del Wwf, però, ha dichiarato di essere già al lavoro con le guardie del parco che sono rimaste per cercare di porre fine allo stato di anarchia e per riportare l’ordine necessario a far sì che la riserva torni sicura al più presto.

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