martedì 2 aprile 2013

Il primo trattato sul commercio internazionale delle armi

L'Assemblea generale ha approvato il primo trattato sul commercio internazionale delle armi


L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato martedì 2 aprile il primo trattato sul commercio internazionale delle armi. Nel 1996 era stato approvato un altro accordo sulle armi, ma atomiche: il trattato di non proliferazione nucleare. La risoluzione è stata approvata con 154 voti favorevoli, i voti contrari di Iran, Siria e Corea del Nord e 23 astensioni, tra cui quella della Russia. Il documento potrà essere sottoposto alle firme degli stati a partire da giugno 2013. La stesura e la discussione sul testo composto da quindici pagine hanno richiesto oltre sette anni di lavori.

Il suo scopo è regolamentare, attraverso norme riconosciute da tutta la comunità internazionale, l'enorme commercio di armi convenzionali (non private), come carri armati, navi e aerei da guerra, missili, razzi a lunga gittata e armi leggere, valutato intorno agli 80 miliardi di dollari (circa 62 miliardi di euro) all'anno per evitare il verificarsi di violazioni dei diritti umani, la diffusione del terrorismo e della criminalità organizzata. A questo scopo è proibita la vendita di armi a paesi che potrebbero usarle per commettere crimini contro l’umanità e di guerra o a soggetti che potrebbero usarle contro la popolazione civile o contro costruzioni usate da civili, come ospedali e scuole.

Anche se non prevede norme vincolanti, il documento impone maggiore trasparenza che, secondo i promotori, dovrebbe aiutare sensibilmente a limitare il traffico illegale. Ogni paese delle Nazioni Unite è ora libero di decidere se firmare e ratificare o meno il trattato, ma questo non entrerà in vigore senza la ratifica di almeno 50 stati, traguardo raggiungibile non prima di due anni secondo i diplomatici che fanno parte dell'Assemblea generale.

I maggiori paesi esportatori di armi oggi sono Stati Uniti (30 per cento), Russia (24 per cento, che però ha dichiarato che potrebbe non firmare il trattato) e Germania (9 per cento).


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