mercoledì 26 giugno 2013

Come Obama nessuno mai (sul clima)



I discorsi di Barack Obama non sono mai discorsi banali. I suoi sono sempre discorsi che cercano di coinvolgere il cittadino emotivamente, che cercano di stimolarlo all’azione con un linguaggio informale, come se a parlare non fosse il presidente degli Stati Uniti d’America ma un amico di vecchia data. Un amico saggio, però. Un amico che cerca di spiegarti con parole semplici perché è importante fare una cosa piuttosto che un’altra.

Così anche il discorso sul nuovo piano americano per contrastare il cambiamento climatico che Obama ha tenuto martedì 25 giugno alla Georgetown University di Washington non ha fatto eccezione. Obama si è presentato con un gesto, si è tolto la giacca invitando la platea a fare lo stesso. Un gesto spontaneo? Casuale? Sicuramente faceva caldo in quel momento nella capitale americana, Obama si è anche asciugato più volte il viso con un fazzoletto di stoffa ma vista la precisione e la cura dei dettagli usata dal suo staff durante le due campagne elettorali, non sarebbe poi così strano se anche queste azioni fossero state studiate a tavolino.



Il discorso è poi proseguito nel tentativo di far capire alla gente che ascoltava che ciò di cui si stava parlando non era un concetto politico, non era una questione di parte, bensì un tentativo di salvare e mettere in sicurezza il futuro di tutti, soprattutto di figli e nipoti. Uno dei momenti più emozionanti è stato quando Obama ha annunciato la sua volontà di agire per fermare il riscaldamento globale non solo in qualità di presidente, ma anche di padre e di americano.

Dopodiché Obama ha iniziato a fare il presidente e ha descritto nei dettagli (ma non troppo) i tre punti del piano messo a punto dalla sua amministrazione e che ho descritto nell’articolo pubblicato per LifeGate:

Il primo punto è il taglio delle emissioni di CO2. Tanto semplice da dire quanto complicato da mettere in atto. Per farlo Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti investiranno in modo consistente nelle energie pulite e introdurrà limiti alle emissioni delle centrali elettriche nuove e per la prima volta anche di quelle già in funzione. Tra le altre proposte c'è la riforma del settore dei trasporti, attualmente la seconda fonte principale di gas serra negli Stati Uniti. 
Il secondo è preparare gli Stati Uniti all’impatto negativo e inevitabile del riscaldamento globale sulla scia del piano messo a punto dalla città di New York dopo l’uragano Sandy, per ricostruire meglio e farsi trovare pronti al prossimo evento estremo. 
L’ultimo punto riguarda la volontà di guidare gli sforzi internazionali per contrastare il cambiamento climatico. Per farlo, Obama vuole copiare l’Unione europea che, pur senza una forte identità, è riuscita ad assumere la leadership grazie al buon esempio e alla tenacia nel perseguire piani a lungo termine verso una economia più sostenibile e a basse emissioni.

I lati oscuri non sono mancati. Obama non ha chiuso la porta al nucleare come fonte di energia nonostante il disastro alla centrale di Fukushima del 2011, non ha detto no all’espansione dell’oleodotto Keystone XL che dovrebbe rendere più rapido il trasporto dell’insostenibile petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, alle città costiere del Texas. Al contrario, si è limitato a dire che questo progetto sarà difficilmente realizzabile se verrà dimostrato che comporterà un aumento delle emissioni di gas serra in atmosfera. Nonostante questo, Al Gore, uno dei politici più impegnati a far conoscere all’opinione pubblica americana e internazionale, la gravità della questione del cambiamento climatico, non ha esitato a definire il discorso sul clima di Obama come il migliore mai tenuto da un presidente americano. Qualcosa vorrà dire.

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