mercoledì 18 settembre 2013

Sulla Siria, hanno perso gli Stati Uniti



Il 14 settembre Russia e Stati Uniti hanno trovato un accordo per mettere al sicuro e distruggere le armi chimiche detenute dalla Siria entro la metà del 2014. Un compromesso che dovrebbe, almeno per ora, accantonare la possibilità di un intervento militare americano.

Russia e Siria si sono affrettate a gridare vittoria, ma la realtà è più complessa ed è frutto dei troppi errori commessi dagli Stati Uniti in politica estera negli ultimi vent’anni. La vittoria sulla Siria del presidente russo Vladimir Putin, dunque, è stata soprattutto mediatica e resa possibile solo dalla debolezza mostrata dal presidente americano Barack Obama e dalla sua amministrazione.

Obama, però, non è il solo responsabile del declino dell’ultima superpotenza rimasta dopo la fine della Guerra fredda. Il declino di reputazione e di prestigio ha avuto inizio con la guerra contro l’Iraq dichiarata nel 2003 da George W. Bush, una guerra illegale e irrazionale che oggi sta facendo pagare un caro prezzo alla credibilità dell’amministrazione Obama che aveva impostato la sua politica estera sul buon esempio. Una guerra che ha cambiato in modo radicale l’idea che gli Stati Uniti possano cambiare l’ordine delle cose ovunque nel mondo, Medio Oriente incluso dove oggi risultano essere una potenza marginale.

Le menzogne, le prove false di dieci anni fa contro Saddam Hussein, il quale avrebbe dovuto nascondere armi di distruzione di massa mai trovate, hanno avuto ripercussioni sulle accuse rivolte al regime di Bashar al-Assad sul possesso di un’arsenale chimico, poi confermate anche dalle Nazioni Unite. Questa marginalizzazione volontaria dal Medio Oriente da parte degli Stati Uniti ha dato maggiore credibilità a un paese, la Russia, che in questi anni non ha fatto nulla per migliorare la sua condizione politica, sociale ed economica. Semplicemente non esistono gli Stati Uniti di una volta, quelli talmente superiori da poter intervenire senza autorizzazione in qualunque parte del mondo.

L’accordo sulla Siria è il primo esempio concreto dei mutati rapporti di forza. Oggi non viviamo più in un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti, ma in uno multipolare dove, oltre alla modesta Russia e alla vecchia Unione europea, si stanno affacciando paesi un tempo in via di sviluppo come Cina e Brasile il cui tratto comune è quello di voler collaborare per trovare un accordo sulle principali questioni internazionali. Un obiettivo, questo, che fa apparire (solo apparire) Russia e Cina come sostenitrici di un regime criminale, quello siriano, che negli ultimi due anni di guerra civile ha causato la morte di oltre 100mila persone, secondo le stime diffuse a giugno dalle Nazioni Unite.

La realtà è che l’unico interesse forte e sincero di Putin e del governo cinese è quello di continuare a rafforzarsi internamente attraverso l’aumentato prestigio internazionale, così da mantenere la stabilità, e quindi il potere, in contesti dove ogni minimo segnale di debolezza dell’autorità potrebbe far nascere o addirittura esplodere la voglia di democrazia da parte della società civile.

1 commento:

dario ha detto...

Mah, Tommy, mi pare di leggere una certa delusione nelle tue parole quando dici che gli USA non hanno piu' la capacita' di dominare il mondo. Perche'?

Noto un paradossale parallelo tra Iraq e Siria a pensare che sia Saddam sia Assad sono stati, a loro tempo, sostenuti dagli USA nell'instaurazione della loro dittatura.

Forse il tempo della guerra verra' usurpato da quello della diplomazia? Non sarebbe mica male, ma temo che le superpotenze debbano ancora impararne il linguaggio.