martedì 24 settembre 2013

Storia di un sopravvissuto all’incendio del parco nazionale di Yosemite


di Lorenzo Brenna

Il Rim fire, l’incendio che questa estate ha devastato per settimane la California bruciando oltre mille chilometri quadrati di foreste, vicino al parco nazionale di Yosemite, è stato un duro colpo. Abbiamo visto le immagini in televisione e non abbiamo potuto fare a meno di provare dolore per quella cattedrale fatta di alberi che andava in cenere. Eppure abbiamo sofferto un po’ distrattamente, la cosa dopotutto non ci riguarda da vicino, il dolore degli altri è un dolore a metà, cantava il poeta.

Chissà invece cosa hanno provato le creature che erano lì, quando il (loro) mondo è andato a fuoco. Non ci saranno lapidi né giorni di lutto nazionale per linci, martore e mufloni.

Qualche giorno fa, quando ormai l’incendio era quasi estinto, in un paesaggio lunare che non mostrava il benché minimo segno di vita, una guardia forestale ha trovato un superstite, un esemplare di tartaruga del Pacifico.

Chissà cosa è passato per la testa della tartaruga mentre intorno a lei tutto ciò che conosceva stava andando a fuoco. Chissà se si è rannicchiata per tutto il tempo nel suo carapace o se, di tanto in tanto, faceva capolino con la testa per vedere se era solo un brutto sogno. Chissà cosa ha pensato mentre vedeva i puma scalare gli alberi fino in cima e cercare vanamente riparo dalle lingue di fuoco, mentre sentiva i cervi gridare impazziti dal dolore, mentre i procioni scavavano come forsennati per cercare salvezza nel sottosuolo, mentre gli orsi neri correvano con la pelliccia in fiamme come nel sogno di qualche navajo e le sequoie millenarie alzavano le loro urla afone al cielo.

Provate a immaginare di essere lì, tra gli alberi che cadono, tra il panico che dilaga, tra i serpenti a sonagli che fanno vibrare all’unisono le loro code ma non funziona, le fiamme non si spaventano, tra i coyote che emettono il loro ultimo lugubre ululato in direzione delle stelle, gelide e distanti. Chissà come si è sentita la piccola tartaruga quando è uscita dal suo guscio e ha visto che tutto era finito, intorno a lei solo cenere, ossa e un mondo alieno. Non so cosa ha pensato, ma sono contento che almeno lei ce l’abbia fatta.

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