sabato 28 dicembre 2013

9 cose positive successe nel 2013

L’ultima settimana dell’anno è dedicata ai bilanci. Lo scorso anno avevo pubblicato la lista dei desideri del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Speranze che avrebbero reso il 2013 un buon anno. La lista comprendeva “la fine della crisi economica, la ripartenza dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi, una soluzione diplomatica agli scontri che stanno interessando diversi paesi del continente africano” e la necessità di trovare un accordo sul cambiamento climatico.

Di questi desideri, pochi possono dirsi realizzati, ma molti sono sulla via giusta. Un editoriale di Peter Coy pubblicato sul doppio numero di fine anno di Bloomberg Businessweek dal titolo 8½ things that went right this year cerca di trovare le buone notizie, le cose che sono andate per il verso giusto quest’anno. Coy ne ha trovate nove anche se l’ultima va presa con le pinze, da qui l’8 e mezzo del titolo (e della copertina). Scopriamole insieme:

1. L’accordo tra Partito repubblicano e democratico negli Stati Uniti
La più grande sorpresa del 2013 secondo Coy è l’accordo raggiunto dai parlamentari repubblicani e democratici sul bilancio americano. Il primo ottobre gli Stati Uniti hanno interrotto i servizi non essenziali, shutdown, perché il Congresso non aveva trovato un accordo sull’approvazione della legge sul bilancio. Una condizione che ha lasciato a casa decine di migliaia di lavoratori per settimane e ha legittimato la stampa internazionale a parlare di un mondo sempre meno guidato dalla potenza americana.

2. Inflazione sui servizi sanitari americani ai minini
Il 2013 è stato il terzo anno consecutivo in cui l’inflazione sui servizi sanitari negli Stati Uniti ha registrato un aumento inferiore al 2 per cento. Nel terzo trimestre di quest’anno è salita solo dell’1,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. È l’aumento più basso dal 1962 secondo i dati del dipartimento del Commercio americano. Una buona notizia dettata da diversi fattori, come la scadenza dei brevetti di alcuni tra i farmaci più acquistati, un loro uso più consapevole e un aumento di quelli il cui costo è deducibile dal reddito.

3. L’ascesa delle donne nella politica e nell’economia internazionale
Il 2013 è stato l’anno della consacrazione per le donne che coprono sempre più ruoli di alto profilo nel mondo politico ed economico. Come Janet Yellen, scelta dal presidente americano Barack Obama per sostituire Ben Bernanke alla guida della Federal reserve, la banca centrale americana. L’ufficialità della nomina dovrebbe arrivare il 6 gennaio 2014. Stessa sorte per Kathleen Taylor, scelta per guidare la Royal bank in Canada. Angela Merkel è stata eletta per la terza volta consecutiva cancelliera di Germania. In Cile la sfida presidenziale è stata vinta da Michelle Bachelet. Ora le donne alla guida di un paese in America del Sud sono quattro.


4. Il petrolio non ha ancora raggiunto il suo picco
La scoperta di nuove tecniche di estrazione del petrolio ha stravolto la curva di produzione americana. Il picco raggiunto negli anni Settanta, secondo quanto previsto dal geofisico Marion King Hubbert, rischia di essere sconfessato nei prossimi anni visto che il fracking ha dato nuova vita all’industria petrolifera degli Stati Uniti. A settembre il Texas ha aumentato la sua produzione del 30 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. Dati che fanno sorridere la Casa Bianca che vuole ridurre la dipendenza energetica americana dai paesi arabi, ma che fanno storcere il naso agli ambientalisti.

5. Il solare è diventato una fonte di energia popolare
Se il petrolio è sporco, l’energia solare è pulita. Quindi lo sviluppo che ha avuto questa fonte nel 2013 non ha lati oscuri da nascondere. Uno sviluppo guidato non solo dai governi, ma anche da molte imprese private che in passato non erano interessate al tema. Come Wal-Mart che ha installato un numero incredibile di pannelli battendo, in questa gara, la cifra raggiunta da 38 stati americani. A settembre un gruppo di ricercatori francesi e tedeschi ha annunciato di aver realizzato una cella solare con un’efficienza del 44,7 per cento. Il meglio, dunque, deve ancora venire.

6. La violenza armata è in calo
Un risultato di cui Ban Ki-moon dovrebbe essere entusiasta è quello sulla violenza armata. Nel 2013 è calata in tutto il mondo anche se in modo disomogeneo secondo le Nazioni Unite. Così come sono calati i conflitti armati. Quello tra Sudan e Sud Sudan si è ufficialmente concluso nel 2012 e quest’anno la tregua ha retto. Nella Repubblica Democratica del Congo, la sconfitta del gruppo di ribelli M23 potrebbe portare alla fine di una guerra che ha già causato più di tre milioni di morti. L’Assemblea generale dell’Onu ha approvato ad aprile il primo trattato sul commercio internazionale delle armi firmato anche dagli Stati Uniti, a settembre. Proprio negli Stati Uniti il numero di omicidi è calato ai minimi dall’inizio degli anni Sessanta. Secondo l’Fbi si sono verificati 4,7 omicidi ogni 100mila abitanti. Unica nota stonata: il conflitto civile in Siria che ha fatto salire la media, in costante calo, di caduti sul campo di battaglia.

7. L’eurozona torna a crescere
Fino allo scorso anno, i 17 paesi che hanno adottato l’euro come moneta nazionale sembravano i maggiori responsabili della crisi economica. O almeno così li aveva definiti l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Tutto falso visto che anche quelli più in difficoltà come Irlanda e Spagna sembrano essere usciti dal tunnel. E il primo gennaio la Lettonia diventerà il diciottesimo stato ad adottare la moneta unica. Segno che c’è ancora fiducia nel progetto europeo.

8. La Federal reserve non taglierà i programmi di stimolo all’economia
L’ultimo colpo economico di Bernanke è stato, per fortuna, positivo. Ha annunciato che il programma di stimolo non subirà tagli e che garantirà bassi tassi di interesse a lungo termine. Il 18 dicembre la Fed ha annunciato l’inizio del programma di acquisto delle obbligazioni pubbliche (bond) per 85 miliardi di dollari al mese.

8½. Aria di riforme in Cina
La Cina ha abbandonato la politica del figlio unico adottata ufficialmente da Deng Xiao Ping nel 1979. Il governo ha annunciato la chiusura dei campi di rieducazione forzata che ospitavano 190mila cinesi. Ha dichiarato lotta aperta alla corruzione. Queste “riforme” sono state prese durante il terzo plenum del diciottesimo Comitato centrale del Partito comunista cinese che si è svolto a Pechino dal 9 al 12 novembre. Nonostante questo, il presidente Xi Jinping si è affrettato a far tacere le voci che parlavano di un’apertura alla democrazia. Bocche cucite anche grazie a nuovi controlli su internet.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Le riforme cinesi, per quanto possano sembrare piccole, riguardano una bella fetta del nostro pianeta. Non capisco perché rappresentino soltanto 1/2 motivo di soddisfazione!
ciao
Mike