mercoledì 24 settembre 2014

La marcia per il clima di New York raccontata da uno di noi

La marcia per il clima di New York (People’s climate march) è stata la più grande manifestazione contro il riscaldamento globale che si sia mai vista. Vi hanno partecipato 400mila persone e la sua organizzazione è stata ripresa e raccontata dal docufilm Disruption, che è possibile vedere liberamente online. Dietro le quinte c’è stata soprattutto l’organizzazione 350.org e il suo fondatore Bill McKibben che da sempre si batte per contrastare il cambiamento climatico cercando di coinvolgere e coordinare tutte le realtà che ruotano intorno alla minaccia più grave del nostro secolo.

© egawthrop / flickr

Quando ho scoperto che un amico di vecchia data avrebbe partecipato alla marcia, il mio primo sentimento è stato l’invidia. Avrei voluto esserci anche io. Avrei voluto “marciare” al suo fianco, avrei voluto fare qualcosa, farmi prendere dall’adrenalina di chi sa che bisogna agire subito se si vuole lasciare un bel mondo alle future generazioni. Poi ho pensato a come incanalare questo sentimento in qualcosa di produttivo, qualcosa di utile per me e per chi, come me, non è potuto andare a New York, anche se avrebbe voluto. Così ho pensato di far raccontare a Michele l’esperienza che ha vissuto, di porgli qualche domanda. Perché Michele potevo essere io, potevi essere tu che stai leggendo questo post, poteva essere qualsiasi persona che avrebbe voluto partecipare alla marcia per scelta o curiosità.

Michele ha 29 anni, è originario di Lecco, e ha appena iniziato a lavorare al dipartimento di matematica dell'Università del Maryland.

Anche se ci conosciamo da una vita, cominciamo dalle basi. Cosa fai nella vita e cosa ci facevi a New York?
Mi sono trasferito a Washington da poco più di un mese e lavoro come postdoc in matematica all'Università del Maryland. Una posizione principalmente di ricerca, con qualche obbligo di insegnamento. New York è a sole quattro ore di macchina da Washington per cui io e due amici, James e Helen, avevamo deciso di passarci un weekend.

© egawthrop / flickr

Prima della marcia cosa sapevi del cambiamento climatico? 
È un argomento che mi ha sempre interessato, al quale tengo molto. Mi sembra evidente che il cambiamento climatico non sia frutto del caso e che politiche concrete vadano attuate nel modo più efficace possibile. Peraltro, durante il mio dottorato, ho anche studiato equazioni che descrivono le dinamiche atmosferiche e in particolare il meccanismo di transizione da sole a pioggia, per cui diciamo che il clima per me è anche lavoro.

Hai scelto di andare a New York per la marcia sul clima o ti ci sei ritrovato “tuo malgrado”?
Sinceramente ho saputo della marcia al momento di partire. Helen era l’unica informata sulla manifestazione.

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Che “clima” si respirava in città? 
Per raggiungere il raduno ho dovuto camminare per Manhattan per circa mezz’ora, e guardandomi in giro mi è sembrata una normale domenica mattina. Arrivato in zona West Central Park, però, l’effetto è stato sorprendente. Si respirava aria di festa, ma allo stesso tempo ognuno aveva la consapevolezza dell’importanza del momento.

Durante la marcia la tua consapevolezza, la tua voglia di fare qualcosa per proteggere il clima è aumentata? 
Diciamo che durante la marcia sono stato esposto a varie tematiche. Quella che mi è entrata più in testa è il problema del consumo di carne. Ecco, negli ultimi giorni, quando mangio una fetta di salame non penso solo a quanto mi mancano i salumi italiani.

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Pensi che iniziative di questo tipo servano a qualcosa? Quali erano le tue aspettative? 
Credo di sì, la manifestazione è stata di una portata tale che la sua eco rimarrà nell’aria per un po’ di tempo. Anche se penso che la consapevolezza e l’impegno personale nel quotidiano siano gli strumenti più efficaci per affrontare la deriva climatica del nostro pianeta.

A volte c’è chi pensa che battersi per il clima sia una questione politica. Che gente hai trovato tra la folla? 
Adesso che mi ci fai pensare, non ho visto una simbologia politica di qualche tipo. Erano presenti un sacco di associazioni, alcune magari di stampo hippie, altre di tipo religioso, altre ancora che si battono per i diritti delle minoranze. E poi un sacco di persone da tutto il mondo.

© egawthrop / flickr

Hai visto o sentito parlare qualche personaggio importante? Sembra abbiano partecipato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il sindaco di New York Bill DeBlasio, l’attore Leonardo DiCaprio e l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore. 
Ho letto dopo di tutto ciò, mentre ero lì non ho visto nessuno.

Qual è stato il momento più bello, più toccante della giornata? 
Verso mezzogiorno e mezzo c’è stato un passaparola. Alle 12:58 ci sarebbe stato un minuto di silenzio. Arrivata l’ora esatta, il silenzio assoluto è calato per davvero (e per New York credo sia un avvenimento) per un minuto, e poi dal fondo del corteo è partito un urlo che come un’onda ci ha sommerso, proseguendo fino alla testa. Emozionante.

Dopo questa esperienza, avresti voglia di andare ancora a manifestazioni di questo tipo? Io, ad esempio sono stato alla conferenza sul clima di Copenaghen del 2009 e non vedo l’ora di andare a quella di Parigi del prossimo anno. A Copenaghen mi è sembrato di essere al centro del mondo. 
Sicuramente parteciperei ad altri eventi di questo tipo. Mi sono ripromesso di tenermi più informato, quindi... quand’è Parigi?

La conferenza sul clima di Parigi si tiene nel 2015. Secondo il programma dei negoziati, è il momento entro il quale un nuovo accordo internazionale contenente obblighi di riduzione della CO2 per tutti i paesi, dovrebbe essere sottoposto alle firme. Se non venisse rispettato, oltre al fallimento politico, sarebbe impossibile sperare di contenere l'aumento della temperatura media globale entro il due gradi centigradi, il limite massimo fissato da scienziati e ricercatori per far sì il cambiamento climatico possa essere tenute sotto controllo.

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